Giorgio Ursicino
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Giorgio Ursicino

Stellantis, il ceo Tavares: «Vogliamo essere un'eccellenza, non toccherò nessuna fabbrica e nessun posto di lavoro»

Mercoledì 20 Gennaio 2021 di Giorgio Ursicino
Carlos Tavares, il ceo di Stellantis

Dopo il giorno di Stellantis, viene quello di Carlos Tavares, il condottiero del quarto gruppo automobilistico mondiale. Il manager portoghese, da buon pilota, finalmente guida la “macchina” che desiderava. Un delle migliori del pianeta, con 14 marchi prestigiosi, la storia più antica alle spalle e notevoli possibilità di crescita. «Non vogliamo diventare i più grossi, vogliamo diventare i più grandi», questo il principale messaggio che il ceo ha ribadito più volte nell’ora e mezzo in cui ha parlato, sottoponendosi anche, con calma e autorità, ad una pioggia di domande. È l’esordio del gruppo che ha la testa in due continenti, ma per Tavares non sembra affatto il debutto: dà l’impressione di conoscere e cavalcare da sempre il nuovo purosangue.

Su un altro aspetto punta moltissimo, uno dei motivi per cui due aziende sane come Fca e Psa hanno fortemente cercato e voluto la fusione: «Stellantis sarà come uno scudo». Una protezione a tutto campo che darà nuove energie per la corsa verso la leadership della mobilità del futuro. «Le dimensioni, l’opportunità di fare economie di scala e le sinergie saranno armi formidabili per salvaguardare le fabbriche, tutelare l’occupazione, ridurre i costi di produzione e ammortizzare le spese in più per percorrere al meglio la svolta energetica».

È un testacoda dei precedenti accorpamenti che hanno portato, quasi sempre, ad un taglio di brand, di modelli, di forza lavoro per centrare i risparmi previsti dal piano. Tavares lo dice senza enfasi, senza mai alzare i toni: per lui i 25 miliardi di “saving”, l’80% dei quali nei prossimi 4 anni, sono una copertura per salvaguardare gli impianti e la forza lavoro. «C’è molto da fare, ma tagliando i dipendenti si risparmia poco. Non toccherò nessuno dei nostri prestigiosi brand e nessuna delle 400 mila persone che fanno parte della nostra famiglia. Tanto meno in Italia. Abbiamo già sperimentato questa ricetta con Opel: un Casa, da anni in perdita, è stata rilanciata in 18 mesi. E aveva anche problemi di emissioni».

L’ad ha parlato nello specifico di Alfa Romeo e Maserati, due marchi di immenso valore ai quali va garantita una crescita redditizia anche se il piano industriale non e stato ancora definito. Anche per questo nulla è stato deciso su un eventuale ritorno di Peugeot, affidata a Linda Jackson, in Nord America. Decise tutte le cariche di prima linea che opereranno attraverso nove comitati. Numerosi i top manager francesi, ma a conferma dell’attenzione e dell’equilibrio si cui sono state messe insieme le due realtà («La diversità è un valore», ha sentenziato il ceo), ci sono molti uomini ex Fca nei posti strategici: Richard Palmer si occuperà della Finanza, Harald Wester dell’Ingegneria. Uno stimato dirigente di origini italiane, vicinissimo a Tavares, è stato messo alla guida dell’Alfa. Viene dalla Peugeot, Jean Philippe Imparato è un’ulteriore garanzia per la valorizzazione del brand e per l’occupazione italiana.

Ultimo aggiornamento: 22-01-2021 09:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA