Dakar per sempre: Peterhansel, Sainz, Al-Attiyah, l'esperienza dei leoni del deserto

Stephan Peterhansel durante i test con l'Audi in Marocco
di Giorgio Ursicino
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Giovedì 2 Dicembre 2021, 17:19 - Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 15:42

Una corsa nella corsa. L’approccio Audi diventato uno stile. Il marchio di fabbrica. Affrontare la Dakar da esordiente con i mesi contati è come scalare l’Everest d’inverno. Farlo con la motorizzazione del futuro, per dimostrare che l’ambiente va rispettato in tutte le salse, anche quelle dove non c’è traccia umana da millenni, è un’impresa al limite dell’ardimento. Audi si è data solo sei mesi di tempo per essere sicura (o quasi...) che la sua TS Q e-tron, oltre che velocissima e inarrestabile, fosse anche robusta e, soprattutto, incredibilmente affidabile. Per i Quattro Anelli, il primo trofeo sarà concludere la gara. Portare le tre astronavi a Jeddah partendo da Ha’il con un solo giorno di riposo a Riyadh sarà l’accademia del motorsport. Ma la corsa fra le dune e le rocce, da sempre, non sceglie solo la tecnologia.

L’equipaggio primo al traguardo e quindi gradito alla Dakar non è mai un novizio e non è neppure uno “sbarbatello”. Potrà sembrare strano, ma i campioni più leggendari della regina delle avventure non sono i ventenni e nemmeno i trentenni. La selvaggia Signora inizia a guardare con interesse i quarantenni, ma premia, quasi sempre, un cinquantenne. Anzi, quest’anno uno dei favoriti in assoluto è un sessantenne essendo nato nel 1962. Più di 40 anni di carriera sullo scenario mondiale, un record. Si tratta di Carlos Sainz senior, il papà del pilota F1 della Ferrari. Il driver di Madrid, prima di aggiudicarsi 3 Dakar con 3 auto diverse (ora punta al poker con un quarto brand), Volkswagen, Peugeot e Mini, ha vinto due Campionati Mondiali Rally con la Toyota avendo corso ufficialmente anche per Ford, Lancia, Subaru e Citroen.

Questo è l’ingrediente umano della “grande corsa”, senz’altro di maggior spessore che in F1 dove ultimamente vanno per la maggiore i “teenager”, tutto talento, istinto, coraggio e velocità. Carlos è un veterano, ma può sembrare un “pivellino” della maratona se si guarda la bacheca del suo fraterno amico e compagno di squadra di lungo corso (sembra che li ingaggino insieme, chi vuol vincere evita di metterli uno contro l’altro...) Stéphane Peterhansel.I due,che hanno dominato 6 delle ultime 9 edizioni, difenderanno i colori Audi e questo lascia capire le ambizioni dei bavaresi. Se Sainz ha 60 anni (chiaramente portati benissimo) Sthépane nel 2022 ne festeggerà 57. Il francese è un mito vivente. Un monumento del deserto. Mister Dakar ha tutti i record della corsa, da far impallidire il curriculum del Re Nero in F1.

Peterhansel ha vinto più di tutti in moto (6 volte) e più di tutti in auto (8 volte). Nelle moto è stato sempre fedele alla Yamaha, nelle auto ha trionfato con Mitsubishi, Mini e Peugeot. In totale ha ritirato il massimo trofeo 14 volte, aggiudicandosi quasi un terzo delle edizioni della gara. Alle tre punte dell’Audi (c’è anche Ekstrom)la Toyota risponde con un quartetto nel quale ci sono due vincitori. Il caposquadra riconosciuto è il principe qatariota Nasser Al-Attiyah che ha vinto 3 volte con Volkswagen, Mini e Toyota. Fra i vincitori anche il sudafricano Giniel de Villiers che nel2009 ha trionfato a Buenos Aires con la Volkswagen e poi è stato sempre fra i protagonisti

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