Giorgio Ursicino
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di Giorgio Ursicino

Monza, tragedia sfiorata: la ruota di Verstappen colpisce il casco di Hamilton

La ruota posteriore destra della Red Bull di Verstappen colpisce il casco di Lewis Hamilton
di Giorgio Ursicino
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Lunedì 13 Settembre 2021, 08:21 - Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 13:40

Un abbraccio al carbonio dei soliti due. Lewis e Max, il britannico e l’olandese, sempre protagonisti anche quando ci sono i crash epocali. L’immagine di ieri è un ritratto poetico. La Red Bull arrampicata sopra la Mercedes, come se fosse avvenuto un bombardamento. Se non ci fosse stato il tanto criticato halo, però, sarebbe quasi sicuramente finita male. La ruota posteriore destra di Verstappen, infatti, si è poggiata sul casco di Hamilton ed è stata proprio la protezione di sicurezza a frenare l’incontro ravvicinato altrimenti il Re Nero poteva farsi veramente male. La sintesi del centenario Gran Premio d’Italia è tutta qui, nelle sue cause e nei suoi risvolti. Il resto è cronaca e l’ambita gara è stata come era previsto un trenino lungo 56 giri perché i sorpassi nel Parco fra questi bolidi che viaggiano a 350 orari restano merce rara. In verità, una notizia c’è: dopo un amaro digiuno durato dieci anni è tornata alla vittoria la prestigiosa McLaren che non s’imponeva più dal GP del Brasile del 2012 con al volante Jeson Button.

La squadra di Woking ha fatto di più perché, sfruttando magistralmente l’eccellente velocità di punta, dovuta ad una perfetta aerodinamica ed al potente motore Mercedes, ha dominando piazzando Lando Norris in scia al risorto Daniel Ricciardo. Il team britannico, che è il secondo più titolato dopo la Ferrari, non faceva più una doppietta dal 2010 quando ne infilò due di fila (Turchia e Canada) con Hamilton davanti a Button, una coppia tutta british che rendeva felice Sua Maestà la Regina. Anche l’australiano di origine siciliane non trionfava più da una vita, dal GP di Montecarlo del 2018. E la lunga astinenza, oltre alla paga presa dal giovane compagno, aveva fatto pensare molti insieme a lui di aver fatto il suo tempo. Invece, nel tempio della velocità, il canguro ha guidato con il vecchio piglio di campione consumato non spingendo mai fino in fondo nonostante dietro avesse una muta di mastini.

Se non sei molto più veloce a Monza non passi e chi è davanti può permettersi di impostare il suo ritmo tanto dietro tengono il passo anche monoposto meno performanti. La dimostrazione c’è stata all’ultimo giro quando, con il trionfo già in tasca e le gomme alla frutta, si è andato a prendere il punticino del giro veloce. La McLaren ha una bacheca da paura e fa tornare in mente tempi eroici. A Woking luccicano 12 mondiali Piloti e 8 Costruttori più 183 Coppe dei Gran Premi conquistati. L’epoca più gloriosa e quella di Senna e Prost e del motore Honda, ma la squadra inglese ha messo le mani su l’iride anche con Fittipaldi, Hunt, Lauda, Hakkinen ed Hamilton nell’unica corona delle 7 che non ha arpionato con la Mercedes. Sul podio è salito anche Bottas, probabilmente il pilota che ha disputato il weeknd migliore (con la macchina migliore a Monza): più veloce in qualifica, primo nella “sprint qualifying”, terzo ieri partendo dal fondo per aver cambiato mezza macchina, tutta quella che ruota intorno alla power unit.

Bene la Ferrari, Leclerc 4°, Sainz 6°, con in mezzo la Red Bull di Perez. Sfortunato, come al solito, Giovinazzi che è stato penalizzato per aver sbattuto e rovinato l’ala anteriore dell’Alfa Romeo dopo aver colpito Sainz. Tornando al crash-test mondiale che tanto a fatto parlare, non c’è molto da dire. Lewis sabato aveva avuto una giornata storta, ieri quello opaco è sembrato Max. Al via si è fatto bruciare da Ricciardo confermando per tutta la prima parte della gara che è difficile passare a Monza un’attuale McLaren. In partenza Hamilton ha affiancato Verstappen alla Roggia e poi ha avuto l’accortezza si tagliare la chicane per non fare un botto sicuro. Gentilezza che l’olandese non ha ricambiato dopo la sosta ai box quando si è appaiato all’inglese e, per essendo all’esterno, ha tenuto giù il piede e sterzato verso il rivale. Che la dinamica fosse chiara è confermato della punizione dei commissari che hanno inflitto a Max tre posizioni di penalizzazione sulla griglia del prossimo GP di Russia a Sochi. Come al solito i driver sostenevano di avere entrambi ragione, ma questa volta il birichino è l’olandese che conferma la sua guida basata sul non cedere mai.

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