Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Luca De Meo, l'automotive s'inchina: il “ragazzo" italiano alla guida dell'auto francese

Venerdì 6 Novembre 2020 di Giorgio Ursicino
L'italiano Luca De Meo nuovo Presidente e Ceo del Gruppo Renault

Un evento alla “De Meo”. C’è la griffe del rampante manager italiano su eWays, la manifestazione tutta by Renault che, per dieci giorni, pone sotto i riflettori mondiali tutto il potenziale della casa francese nella mobilità del domani. Quella ecologica e sostenibile. In qualche modo zero emission, quindi “elettrizzante”. Un terreno dove, giustamente, la Regie vanta la primogenitura che, il nuovo numero uno del Gruppo, ritiene, forse a ragione, sia una vera e propria leadership. Se così è, perché non rivendicarla? Dall’altra parte Luca, nonostante abbia maturato esperienza a tuttotondo, ha le radici intrise di marketing e comunicazione, un filone nel quale è considerato maestro.

Le “olimpiadi” monomarca del gigante transalpino, in qualche modo, assumono altri due significati. In primis, coincidono con i cento giorni al comando del nuovo Chairman e Ceo, un tempo che è ritenuto una regola non scritta affinché i nuovi leader dicano la loro, mostrino la linea. Secondo, questo sarà il futuro approccio dell’azienda. Giocare all’attacco e mai in difesa, ritrovare energia e convinzione in se stessa che, alcuni recenti fatti anche un po’ inspiegabili, gli avevano fatto perdere. Questione di carattere, di forza, di personalità. Che non vuole essere un taglio netto con il passato durante il quale il timone è stato nelle mani di Jean-Dominique Senard (Presidente) e Clotilde Delbos (ex Ceo ad interim e attuale direttore finanziario), le figure che più daranno supporto a De Meo nella complessa “operazione rilancio”.

La cinquantatreenne dirigente laureata a Lione ha la stessa età dell’Ad, un predestinato. Un ragazzo prodigio che ha sempre bruciato le tappe e, a poco più di 50 anni, si ritrova alla guida di un Gruppo con oltre 120 anni di storia e quasi 4 milioni di veicoli prodotti ogni anno. Il brand di Parigi è anche motore di un’Alleanza (con Nissan e Mitsubishi) al momento un po’ appannata e con i rapporti non ancora distesi che nel 2017 è stata il più grande costruttore automotive del mondo con oltre 11 milioni di veicoli prodotti. Ma Renault attualmente è un dossier caldo. Nel 2019, cioè già prima della pandemia, ha registrato il peggior risultato finanziario, lasciando sul tappeto 8,6 miliardi di euro.

Dall’Eliseo, che in qualche modo è anche azionista, ha ricevuto un prestito di 5 miliardi. L’obiettivo è portare a termine un piano che prevede ventimila esuberi (il governo non vuole che si tocchi l’occupazione in Francia) e 2 miliardi di saving. Poi il virus cattivo non ha certo aiutato. Ma De Meo crede fermamente nella ripartenza. D’altra parte, un’azienda che solo due anni fa, al culmine del Regno del faraone Ghosn, era considerata un’eccellenza non si può certo impantanare per quattro gocce d’acqua. Il top manager italiano ha voluto mettere questo scenario sul palcoscenico con l’ambizioso eWays.

Luca è un italiano vero, che ama il suo paese ed ha sempre promosso il made in Italy, tanto che il Capo dello Stato Sergio Mattarella gli ha conferito nel 2015 la prestigiosa onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica. È nato a Pescara a cui è legatissimo (origini abruzzesi come il suo maestro Sergio Marchionne) e dove è rimasto fino al termine del liceo scientifico al Galileo Galilei prima di “emigrare” a Milano per diventare uno studente modello della Bocconi. Il volo era spiccato, Luca si è calato perfettamente nella nuova realtà tanto da essere definito un “manager milanese”. La sua escalation non ha avuto più pause.

Dal capoluogo lombardo a Bruxelles. Quindi Torino, Berlino, Monaco, Barcellona, Parigi, un percorso durato oltre un ventennio (apparentemente tutto in discesa) durate il quale, fra l’altro, ha imparato fluentemente a dominare cinque lingue (oltre all’italiano, l’inglese, in francese, il tedesco e lo spagnolo). A fianco della parentesi meneghina e di quella piemontese (alla Fiat), Luca ha vissuto a fondo un’altra regione della Penisola, tanto che l’ex sindaco di Locorotondo, Tommaso Scatigna, gli ha conferito nel 2018 la “cittadinanza onoraria”. Del borgo pugliese nella terra dei trulli era originaria la madre, Giovanna, e Luca ha trascorso molte estati della sua gioventù a giocare nella lunga festa agostana di San Rocco.

Dopo la laurea, l’ingresso in Renault dove ha iniziato la sua brillante carriera, sempre rimasta legata al mondo dell’auto. D’altronde, pur non essendo ingegnere, De Meo aveva cilindri e pistoni nelle vene se, come ha scritto in un libro, dal 1974 (a soli 11 anni), dopo aver conosciuto al Rally del Bandama il pilota Lancia Arnaldo Cavallari, ripeteva a tutti: «Da grande farò automobili». Il desiderio si è avverato, ai massimi livelli. L’inizio è bruciante. Insieme a tre amici, altrettanto appassionati di auto, viene apostrofato uno dei quattro moschettieri, ragazzi che sprizzavano talento e pochi anni dopo ricoprivano tutti un ruolo di vertice nel settore.

Per crescere bisogna girare e Luca, come un segugio, inizia a fare tappe uniche. Prima alla Toyota che è alla conquista dell’Europa con il lancio della Yaris. Apprende la cultura giapponese e i meccanismi di funzionamento dell’azienda di riferimento del comparto. Poi, il richiamo del tricolore in un Gruppo Fiat che in quel periodo non brilla per solidità. Al contrario dei giapponesi dove ognuno interpreta un ruolo, nell’azienda ancora tutta italiana chi ha qualità e tanta inventiva emerge rapidamente. Mentre era a Torino, saltando da un brand all’altro, arriva Sergio Marchionne, una tappa decisiva nel suo percorso di crescita.

Insieme lanciano la Nuova 500 e la portano sul trono di “Auto dell’Anno”, ultima vettura italiana a conquistare il prestigioso riconoscimento. Per il manager dei due mondi è un allievo prediletto. Per De Meo l’occasione unica di apprendere l’approccio vincente, fatto di grande visione e di immensa leadership proiettate verso lo scenario globale. Ma le personalità forti, giocoforza, se le metti insieme fanno scintille. Luca non rivaleggiava certo con Sergio, ma era formidabilmente ostinato a portare avanti le sue idee, quasi sempre ottime. Così, accelerazioni brucianti erano raffreddate da breve periodi dietro la lavagna e, durante uno di questi, De Meo cede alla corte del Gigante d’Europa, il gruppo Volkswagen.

Gli viene affidato il marketing, dove ha senz’altro una marcia in più, del marchio di riferimento dove può respirare profumo di motorsport, altra sua grande passione. Un argomento considerato il propellente per far crescere il brand e la sua reputazione che fanno parte della storia di una Casa di cui De Meo è grande cultore. È il tempo degli sterrati e dei controsterzi con l’invincibile armata di Wolfsburg che conquista 4 Mondiali Rally Costruttori e Piloti consecutivi con l’asso Sebastien Ogier. Ma è scoccata l’ora del grande salto, viene chiamato da Ingolstadt nel board Audi con la responsabilità per le vendite e il marketing, uno dei ruoli chiave nel business del Gruppo, la testimonianza che può giocare fra i grandi.

Oltre a conoscere tutti i segreti del mondo premium da una delle poltrone con maggior visibilità, De Meo fa l’università in una delle specializzazioni che lo entusiasmano di più, le competizioni. Siamo al culmine del dominio durato 15 anni dei quattro anelli alla 24 Ore di Le Mans ed è compito di Luca far brillare quei fantastici successi. Come mettere un orsacchiotto in una cuccia di miele, memorabili le nottate in quel posto da favola che era l’Audi Arena. La prima cosa che ha fatto De Meo alla Renault è dire che, anche in un periodo non certo di vacche grasse, il motosport non si tocca e sarà l’arma, oltre che per dare lustro al Gruppo, per lanciare il marchio Alpine, una delle quattro macroaree in cui ha diviso il Gruppo.

Dopo Audi, l’ultimo passaggio è stato da capo assoluto, a Barcellona, a guidare la Seat. Ha riportato il bilancio in attivo dopo anni, lanciato il marchio sportivo Cupra, ha messo nel mirino il grande interesse per le connettività, i servizi e l’elettrificazione, curando in particolar modo i clienti più giovani. Come con Marchionne, eccellente il rapporto con Diess, il numero uno a Wolfsburg, che si è molto dispiaciuto per aver perso uno dei suoi uomini migliori. La Renault, però, è la vera chiusura del cerchio in questa fase della carriera: pilotare la società dove aveva iniziato quasi trent’anni fa. In questi primi giorni in Renault ha fatto vedere un altro tema in cui crede ciecamente, il design.

Le auto di De Meo devono essere belle, ma il design è anche il modo di reinventare le nuove vetture elettrificate. Modelli che nascono da piattaforme inedite ed offrono infinite opportunità. In poche settimane ha schierato l’attacco dei sogni. Per affiancare il guru Laurens van den Acker, inventore della ultime Renault, ha ingaggiato Alejandro Mesonero-Romanos, responsabile dei recenti dieci anni del design in Seat, e Gilles Vidal, capo storico del settore in Peugeot. Come farà a far giocare insieme tre fuoriclasse solo lui lo sa, ma pare che i nuovi arrivi si siano preoccupati solo di far parte del suo team. In soli tre mesi ha seguito dai box tre GP di F1 e nell’ultima gara al Nurbugring ha brindato al primo podio dopo il rientro della Losanga quattro anni fa. È proprio vero, la fortuna aiuta gli audaci.

Ultimo aggiornamento: 11-11-2020 18:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA