Giorgio Ursicino
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Giorgio Ursicino

John Elkann, la storia si ripete: il nipote dell'avvocato Agnelli nuovo protagonista del mondo dell'auto

Mercoledì 19 Febbraio 2020 di Giorgio Ursicino
John Elkann con la moglie Lavinia Borromeo
Il 2020, un anno di straordinaria importanza per l’industria italiana dell’auto che avrà ripercussioni di rilievo su tutto lo scenario globale. I vertici di Fca e Psa hanno firmato ieri un memorandum of understanding e continuano a lavorare a tempo pieno sul dossier, ma, limati gli ultimi dettagli della complessa operazione, è ormai certo che l’anno che verrà nascerà il quarto gigante dell’auto. Un colosso che si posizionerà subito alle spalle dei gruppi a doppia cifra nella classifica di produzione: Volkswagen, alleanza Renault-Nissan e Toyota.

Un terremoto che potrebbe avere conseguenze sorprendenti, voluto principalmente da una sola persona. Artefice e regista del matrimonio del secolo, infatti, è John Elkann trovatosi all’improvviso in solitudine al comando dell’impero del Lingotto per la prematura scomparsa di Sergio Marchionne, il vero genio del settore automotive all’inizio del terzo millennio. Se il compianto Ferdinand Piech ha caratterizzato la parte finale del secolo scorso con la sua straordinaria visione e competenza ingegneristica, facendo diventare grande il gruppo di Wolfsburg con l’Audi in testa, è stato il manager italo-canadese a lasciare un segno indelebile sull’era più recente.

Competenza, leadership, un coraggio infinito, Marchionne è riuscito a vincere battaglie che altri neanche immaginavano e, in pochi anni, ha rilanciato Fiat e Chrysler alle corde, dando vita ad una creatura per certi versi all’avanguardia. Il primo giugno 2018 fu un giorno trionfale per Elkann e Marchionne che, annunciando l’azzeramento del debito industriale di Fca, illustrarono il loro piano: l’azienda ormai risanata non aveva più bisogno di un partner, sarebbe cresciuta da sola contando sul grande sviluppo dei marchi premium, Jeep e Alfa Romeo in prima fila. Tempo nemmeno due mesi e il sogno era spezzato, in un lampo il destino malvagio si era portato via il manager dei due mondi.

Chi è alla guida di un transatlantico del genere ha poco tempo per piangere, le leggi del business non permettono esitazioni. John si è trovato da solo al comando e ha subito capito che non era possibile proseguire quella sfida senza la totale abnegazione e la mostruosa energia dell’amico-manager. Per salvaguardare il lavoro fatto da Marchionne, avere prospettive di crescita e blindare tutti i posti di lavoro (soprattutto in Italia) bisognava cambiare idea e ridisegnare il perimetro del campo di battaglia. Così, mentre esperti e analisti cercavano di capire su quali modelli puntare o su come ritarare la produzione, Elkann si è gettato a capofitto alla ricerca di un alleato sfruttando le grandi relazioni che gli aveva lasciato il nonno e guardando soprattutto alla Francia dove c’erano due gruppi potenzialmente interessati ad unirsi, grandi ma non grandissimi.

Ecco le mosse da fare per tessere la tela, contatti con l’aristocrazia industriale, con le grandi famiglie del mondo dell’auto che non hanno mai perso l’abitudine di farsi gli auguri a Natale. Gli Agnelli da decenni dialogano con i Ford, i Toyoda, i Porsche, i Peugeot, i Suzuki, i Michelin ed Elkann ha preso le sue informazioni. John è uno dei pochi che può chiamare sul telefonino il ricchissimo finanziere Warren Buffett, già fra i principali azionisti di General Motors e suo consigliere nella azzeccatissima operazione americana PartnerRe (in soli quattro anni potrebbe essere aumentato il valore del 50%); e ha utilizzato la conoscenza con Senard (prima presidente Michelin e ora Renault) per cercare un’intesa con la Regie.

Non concretizzato questo tentativo in atto già dall’inverno (la casa francese vive tuttora un situazione poco chiara con il partner Nissan), Elkann cambia tavolo accordandosi con Psa per un’unione alla pari dopo aver tirato fuori per i suoi azionisti un bonus di 5 miliardi e il gioiello Comau. Sarà lui, Elkann, il presidente della nuova società e, ironia della sorte, sarà chiamato a lavorare insieme al ceo operativo Carlos Tavares, l’uomo del mondo dell’auto con l’impronta manageriale più simile a Marchionne, con una grinta ed un carisma unici. «Carlos è bravo, ci sa fare...», confidò agli amici Sergio quando, nel 2014, ancora un poco noto Tavares prese la guida della fallimentare Peugeot-Citroen.

Il resto è cronaca, o meglio storia recente. Carlos rilancia senza tagliare, riempie le fabbriche, riporta rapidamente l’azienda all’utile fino ad avere una redditività di quasi l’8%. Nel mezzo l’acquisizione della Opel dalla GM e l’immediato rilancio con il bilancio in nero dopo quasi vent’anni. Operazione da manuale, con poche chiacchiere e quasi nessuna polemica nonostante non sia facile per i francesi guidare un’azienda tedesca. Ora la Psa va e la nozze con Fca possono aggiungere altro carburante nel motore. In un attimo, infatti, i francesi si trovano copertissimi in Nord America dove non c’erano e difficilmente sarebbero entrati. Negli Stati Uniti c’è l’Eden modellato da Marchionne, la Jeep e ancor più i pickup Ram, veicoli in costante crescita e dal profitto garantito: alla fine del terzo trimestre le redditività negli Usa è a doppia cifra, avendo superato il 10%.

In Europa, invece, il gruppo fa la voce grossa come quota di mercato. Nel nostro paese le vendite di Fca più Psa raggiungono il 40%, mentre a livello continentale sfiorano il quarto del mercato soffiando il fiato sul collo al Volkswagen Group finora leader incontrastato. Prodotti complementari, ma anche ampi margini per fare sinergie. Fiat è forte nei modelli piccoli (500 e Panda), Psa in tutta fascia media del mercato e nei Suv, l’industria italiana può contare su marchi premium come Maserati e Alfa Romeo. Proprio quest’ultima ha più bisogno di sostegno per il suo piano di rilancio che per le distrazioni del fidanzamento nell’ultimo periodo si e un po’ arenato. In Sud America le cose vanno bene grazie alla leadership della Fiat, mentre in Asia-Pacifico c’è da metterci le mani e i francesi partono da posizioni migliori.

Su ibrido e elettrico le cose non vanno male, la 208 e la Corsa ad inquinamento zero ci sono già, la 500 sta arrivando; ci sarà da vedere dove lavorare insieme per poter risparmiare. L’idrogeno? Fca-Psa sembra un po’ in ritardo ma nel contratto del passaggio di Opel firmato da Tavares e Mary Barra c’è una parte un po’ nascosta che dice che Psa può accedere alla tecnologia dell’alleanza GM-Honda sull’argomento. Quanto di meglio possa esserci. Infine lo sport. La Peugeot ha annunciato il ritorno a Le Mans, un appassionato pilota come Tavares darà sicuramente nuovo impulso all’Alfa inF1. Ultimo aggiornamento: 29-02-2020 12:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA