Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Incentivi sì, incentivi no: tutti i bonus per l'auto previsti dal decreto Rilancio

Mercoledì 10 Giugno 2020 di Giorgio Ursicino
Auto in attesa di essere vendute
Incentivi, la parola magica. Ma che, se mal usata, può creare problemi enormi ad un settore già al collasso. In un mercato in forte frenata, la sola speranza che stanno arrivando gli aiuti sotto forma di bonus e sconti, rallenta quella poca voglia che c’è di cambiare l’auto. Per di più, un bene costoso e impegnativo, che si affronta per necessità o perché si ha la mente sgombra da altre necessità più impellenti. Il solo miraggio dell’arrivo dei contributi può definitivamente sgonfiare le ruote alle vendite.

Qualche anno fa, un premier illuminato, che aveva sicuramente esperienza e uno spessore internazionale alto, rispose così alla richiesta di informazioni sui bonus: «Di incentivi non si parla, si fanno». Purtroppo oggi, in questa complessa situazione post coronavirus, non c’è questa lucidità nell’Esecutivo. Con la conseguenza che nessun membro autorevole del governo (eppure il settore è di fondamentale importanza) ha avuto il coraggio e la lungimiranza di dire le cose come stanno: ci saranno gli incentivi e da quando (una data certa, ancor meglio se un po’ retroattiva), o togliersi dalla testa qualsiasi aspettativa perché il paese in questa fase ha altre priorità. Invece nulla di tutto questo.

Così, chi aveva intenzione di andare dal concessionario, preferisce rimandare, per non subire la beffa di essere uno dei pochi ad aver fatto l’acquisto senza il sacrosanto contributo dello Stato. Quando il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto “Rilancio” praticamente l’auto, con grande delusione quasi di tutti, non c’era. Poi, come sempre avviene, si è scatenata la corsa al mercato delle mucche degli emendamenti e, fra i quasi diecimila presentati, ce ne sono numerosi anche sugli incentivi dell’auto, sia della maggioranza che dell’opposizione, ma per ora non c’è alcuna certezza di quali diventeranno legge. Così, la palude si allarga e il comparto rischia di sprofondare.

Qualche linea guida che richiama gli approcci più gettonati, però, forse c’è è vediamo do ricostruirla per cercare di fare un po’ di chiarezza. L’emendamento più accreditato, che ha più chance di andare in porto, è quello depositato da una parte della maggioranza (Partito Democratico, Leu e Italia Viva), senza la firma da 5S che non è d’accordo e bisogna tener conto che resta il principale azionista dell’Esecutivo. Sulla stessa linea, però, si trova una parte dell’opposizione (in particolare FI) che considera questo l’unico modo per non far morire un settore, con la perdita di migliaia di posti di lavoro. In questo provvedimento c’è un deciso aumento delle risorse per l’automotive con l’aggiunta di bonus per l’acquisto di vetture che non sono solo quelle con la “spina” (elettriche e ibride “plug-in”), ma anche quelle dotate di motore termico, chiaramente Euro 6.

Le auto con emissioni comprese fra 0 e 60 grammi di CO2 al chilometro già sono incentivate nel decreto Rilancio con bonus fino a 6.000 euro governativi per l’acquisto di vetture di primissima fascia (0-20 g/km di CO2, le elettriche pure) con la rottamazione di una vecchia auto da Euro 0 a Euro 4 (4.000 senza). Un bonus più contenuto spetta ai modelli che emettono fra 21 e 60 g/km, da 1.500 a 2.500 euro con rottamazione (le ibride plug-in, le uniche che possono viaggiare per un certo numero di chilometri a zero emission). Fin qui il certo, già approvato, a cui non è stata aggiunta una terza fascia da 61 a 95 g/km come richiesto dalle associazioni per allargare la platea della vetture interessante da 15 mila a 130 mila sui dati di vendita 2019.

Ora c’è da prendere in considerazione gli emendamenti, sperando ce ne sia qualcuno che approdi in Aula (prima devono avere l’avvallo della Commissione) fra i poco più di mille che verranno inseriti fra gli oltre 8.000 proposti. Il settore è strategico, le speranze consistenti. L’emendamento appoggiato dal viceministro per le Risorse Economiche Alessia Morani prevede una terza fascia che includa le auto ad alimentazione termica con emissioni superiori a 61 g/km. L’incentivo sarebbe valido dal 1° luglio al 31 dicembre 2020 (blocco del mercato anche per questo mese...), avrebbe un valore di 4.000 euro, 2.000 messi dal governo, l’altra metà dal “venditore” (costruttore/concessionario).

Il contributo si dimezza per chi non ha un’auto da rottamare, sempre con aiuto “condiviso”. Nel 2021 il contributo scende a 2.000 euro fra governo e venditore, che diventano 1.000 senza rottamazione. Per questo secondo anno pare che le emissioni del veicolo acquistato non debbono superare i 95 g/km di CO2, mentre per i primi sei mesi non è chiaro a che livello sia posta l’asticella. L’emendamento prevede anche un aiuto per chi compra un usato “moderne” (Euro 6 ed Euro 5) a fronte della rottamazione di un’auto più vecchia: l’acquirente sarà esentato dagli oneri fiscali sul passaggio di proprietà. È inserito anche un aumento delle risorse (sono ad esaurimento) per le vetture elettrificate: 200 milioni quest’anno, 50 nel 2021.

Poi ci sono gli emendamenti presentati da Forza Italia che in gran parte coincidono con quelli del PD, ma comprendono anche ulteriori aiuti: sospensione dell’Ecomalus per il 2020, un abbassamento della tassazione (molto complessa) sull’auto aziendale, ed un bonus per agevolare lo smaltimento dello stock. Mille euro senza rottamazione, e 2.000 con, per tutti gli esemplari prodotti prima di marzo 2020 ed immatricolati entro il 31 dicembre. Nell’emendamento dell’opposizione ci sono anche i bonus (da 1.000 a 3.000 euro) per i veicoli commerciali ed un fondo di quasi 500 milioni per i più grandi veicoli industriali. Ultimo aggiornamento: 18-06-2020 10:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA