Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Il governo scarica l'auto: niente incentivi e fuori delle città per fa posto alle piste dei monopattini

Sabato 16 Maggio 2020 di Giorgio Ursicino
Le piste ciclabili stanno crescendo come funghi
Un disastro epocale. Anzi due. In realtà, una catastrofe era più che annunciata. E non è il caso di piangerci sopra perché dipende dal Covid. Certo, bisognava essere inguaribili ottimisti per sperare che sarebbe bastato archiviare il lockdown e rialzare le saracinesche dei concessionari per far tornare i clienti in forze. Non quanti prima, ma almeno il numero indispensabile per tenere in piedi il business dell’auto, cioè senza perdere aziende e salvaguardando la forza lavoro, cosa alquanto importante in un’Italia che ormai da tempo non ricorda una fase espansiva.

Se è vietato raggiungere la seconda casa (anche a pochi chilometri dalla residenza), uscire dalla regione e, addirittura, andare a trovare gli amici, il desiderio di cambiare l’auto viene di fatto azzerato. Iniziano a trapelare i dati di vendita delle prime due settimane di Fase 2 e non strappano alcun sorriso: immatricolazioni dimezzate e ordini addirittura meno 70%. Un passettino meglio rispetto a quando la pandemia imperversava (-85% a marzo e -98% ad aprile), ma certo non può bastare per salvare la nave nel pieno della tempesta.

Come àncora di salvezza si aspettava il Decreto Rilancio che ha reso disponibili oltre 50 miliardi per aiutare tutti quelli in difficoltà. E, numeri alla mano, l’automotive è sull’orlo del baratro, ben sotto la linea di galleggiamento. In qualche frangente è trapelato pure un cauto ottimismo poiché fonti vicine al governo rassicuravano che i “decisori” erano al corrente della gravità della situazione per un settore che è sempre stato il termometro della salute tricolore. Invece niente. Nel corposo intervento dell’esecutivo, l’auto è quasi dimenticata, solo un contentino, appena 100 milioni che vanno a rafforzare l’ecobonus peraltro non esaurito lo scorso anno perché riservato alle rare vetture con la spina.

Gran belle auto, senz’altro il futuro, ma nel 2019 ben al di sotto dell’1% del mercato, quindi non per tutti. In momenti come questo, di feroce crisi economica, non bisogna aiutare chi è più in difficoltà, chi può permettersi solo vetture accessibili e non solo l’ultimo ritrovato della tecnologia? Invece hanno puntato su gioielli a quattro ruote, biciclette e monopattini. Come scalare l’Everest con i pattini. Se si vogliono spingere le vendite di auto, per evitare che lo Stato già ultraindebitato non perda miliardi di entrate fiscali, non era il caso di promuovere anche le vetture più abbordabili, peraltro unico modo per rinnovare un parco circolante vetusto che genera imbarazzanti problemi di inquinamento e di sicurezza?

Era il caso di dare il bonus alle ottime Euro 6 usate (anche diesel, perché no, visto che il lockdown ha certificato che il particolato non dipende dal traffico) che sono già deprezzate, ma contribuirebbero al miglioramento dell’aria e della circolazione. Avanti così, a fine anno, bene che vada, perderemo mezzo milione di auto che, solo di Iva, garantiscono un gettito di oltre 1 miliardo e mezzo. Per non parlare dell’indotto, le accise sul consumo di carburante che, “abbandonando” l’auto, sicuramente calerà (il costo alla pompa ormai è solo tasse). Si era parlato di incentivare lo stock giacente in Italia (quasi mezzo milione di vetture), di estendere l’ecobonus ad una terza fascia (da 60 a 95 g/km di CO2) per allargare le vetture da premiare da qualche decina di migliaia a oltre 130 mila (il 15% del mercato).

Tutte le associazioni di settore avevano chiesto l’equiparazione all’Europa del regime fiscale delle auto aziendali, con cifre di detraibilità e deducibilità sicuramente più “civili”. Invece niente. La filiera della distribuzione, intanto, è in estrema sofferenza e, se non ci sarà qualche intervento, dovrà essere corposamente ridimensionata. Oltre 1.500 aziende che danno direttamente lavoro a 160 mila famiglie, ma tutto il settore, dall’industria ai servizi, coinvolge 1,2 milioni di persone e genera un fatturato che vale 330 miliardi. L’automotive è anche il primo contribuente dell’erario, circa 80 miliardi, una cifra che corrisponde ad oltre il 15% del totale.

L’andamento degli stabilimenti del gruppo Exor ha un effetto rilevante nella produzione industriale dell’intero paese. Inoltre, la Motor Valley ospita l’eccellenza mondiale della meccanica ad alte prestazioni, la Silicon Valley delle supercar, e fa da traino a tutto il made in Italy, coinvolgendo i settori del lusso e delle tecnologia più avanzata (sono arrivati anche i cinesi ad installarci una base produttiva). I veri simboli del boom economico degli anni Sessanta sono legati all’auto, l’Autostrada del Sole, che ha unito la Penisola, e le utilitarie Fiat, che hanno motorizzato il Belpaese. Non ci possiamo permettere di trascurare ancora l’automotive. Facciamo come la Germania, leader in Europa, che da anni l’ha eletta locomotiva del paese.  Ultimo aggiornamento: 20-05-2020 09:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA