Giorgio Ursicino
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di Giorgio Ursicino

I chip rallentano Stellantis, la Sevel è costretta a rinuciare a tre turni nell'impianto modello

L'impianto Sevel di Stellantis in Val di Sangro
di Giorgio Ursicino
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Giovedì 16 Settembre 2021, 12:21 - Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 10:49

Acque agitate nell’automotive. Ad un mercato non proprio brillante per le scorie della pandemia si aggiungono i bonus troppo ballerini per supportare la transizione energetica che, con sorpresa generale, sta incontrando una domanda “vigorosa”. Ora si aggiunge la crisi dei chip che nessuno aveva previsto, anche quando la produzione mondiale era più elevata. La carenza dei semiconduttori è simile al virus, colpisce alla cieca. E spesso vanno in difficoltà fabbriche che potrebbero viaggiare a pieno regime. Questo, purtroppo, è un dato di fatto e non ha risparmiato nessuno. Dagli americani ai tedeschi, dai giapponesi ai coreani. Proprio ieri Stellantis ha annunciato un taglio di produzione nell’impianto gioiello di Sevel in Val di Sangro, una fabbrica che viaggiava al massimo tanto da dover utilizzare addetti in prestito di altri stabilimenti ed una forza lavoro aggiuntiva in “staff-leasing”, cioè con rapporto di somministrazione interinale.

In pratica non dipendenti Stellantis che fanno parte organica del sito. Pare che il mancato arrivo di centraline Abs Bosch provenienti dalla Malesia (non c’è certo da meravigliarsi che un costruttore tedesco produca nel Sud-Est asiatico) per carenza di semiconduttori abbia costretto il gruppo italo-franco-americano a rallentare il ritmo di uno dei suoi impianti più produttivi in assoluto che, da quasi mezzo secolo, sforna veicoli commerciali di grande successo per i marchi Fiat, Peugeot e Citroen. Mille veicoli al giorno di notevole fatturato che rendono lo stabilimento abruzzese il più grande ed il più funzionale d’Europa per i mezzi da lavoro. Un fabbrica che, per realizzare le previste 300 mila unità l’anno, non può mollare un attimo e la produzione persa non c’è la speranza di recuperarla perché la velocità media coincide con la massima.

Una delle poche realtà italiane a non fare ricorso alla cassa integrazione perché fra le sue fila ci sono addirittura lavoratori in “prestito”. Una bella sfortuna in un momento come questo in cui bisogna fare i conti con avversità esterne e sono pochi i costruttori che possono vantare fabbriche che vanno a pieno regime. Che Val di Sangro sia una realtà sana lo confermano i risultati commerciali. Il Ducato è uno dei modelli Fiat di maggior successo (insieme alla 500) nel competitivo e difficile mercato tedesco dove è fra i più venduti della sua classe. Richiestissimo come base per fare i camper (in Germania un mercato particolarmente florido con la pandemia), veicoli da lavoro destinati a trasportare le persone che quindi richiedono un funzionamento ed un livello di comfort di tipo automobilistico. In più, c’è da dire, i veicoli commerciali sono stati l’aspetto più sotto la lente d’ingrandimento delle autorità antitrust dell’Unione in quanto Stellantis ha una posizione dominante: quasi il 40% del mercato con punte più elevate in numerosi paesi. Il taglio momentaneo non è disastroso rispetto ad altre situazioni.

Sevel fa tre turni al giorno (quindi lavora anche di notte), per sei giorni, il massimo perché il settimo è destinato alle operazioni di mantenimento delle linee. Da 18 i turni scendono a 15 e l’azienda ha bisogno di meno personale. A quanto sembra nessuno della pianta organica verrà toccato, il taglio riguarda 600 addetti cassaintegrati in altre fabbriche del gruppo che faranno ritorno alla base fino al termine dell’emergenza. Altri 300 operai erano in “affitto” (staff-leasing appunto) da aziende esterne il cui contratto prevede proprio un utilizzo a tempo. I sindacati, giustamente, si sono un po’ agitati: quando qualcuno è costretto ad incrociare le braccia è sempre un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Diverse sigle hanno richiesto l’intervento del Ministro Giorgetti per attivare un tavolo, altre quelle del premier Draghi. Una situazione che crea apprensione, ma questa volta sembra dipendere totalmente dai chip che sono un problema globale di fronte al quale ne Biden ne la Markel sono riusciti a fare qualcosa. Un fatto è certo: Sevel sembra l’impianto automotive tricolore più blindato, l’unico ad avere una domanda stabile che, escluso imprevisti, gli consente di non abbassare mai la quota di volo.

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