Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Hamilton d'Arabia: conquista la pole a Jeddah, mentre Verstappen si schianta sul muro

Lewis Hamilton festeggia dopo aver conquistato la pole position in Arabia Saudita
di Giorgio Ursicino
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Domenica 5 Dicembre 2021, 13:49 - Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 09:14

Che spettacolo. Lewis e Max continuano a infiammare le folle cospargendo di adrenalina l’intera Formula 1. L’audience è alla stelle, non potrebbe essere altrimenti. Il risultato in bilico. I pronostici tutti saltati e, quello che appare scontato, va sistematicamente in testacoda. Per la trama vista nelle ultime gare, il meraviglioso luna park di Jeddah sembrava il trampolino di lancio ideale per il Re Nero che tirava fuori dalla sua teca un V6 fiammante di cavalleria. L’indomito rivale, invece, su una pista tutta potenza da oltre 250 km/hdi media, doveva accontentarsi di una power unit con già 6 gran premi sulle spalle. Il venerdì Hamilton è partito forte, ma ieri è arrivato il primo “coup de théâtre”: la Red Bull è tornata incredibilmente veloce e Verstappen sembrava avere la pole in mano. L’astronave austriaca, si sa, si trova a suo agio con le gomme morbide che accarezza con un’aerodinamica da sballo.

E in Arabia la Pirelli ha portato gli pneumatici di uno step più morbidi di quelli usati in Qatar graditi invece alle Stelle. Poteva essere un vantaggio decisivo per una corrida sempre il bilico. Invece la pista saudita, benché avesse un asfalto steso da poche ore e quindi necessariamente “oleoso”, mostrava un diabolico grip che rendeva inutile le soffici “rosse”, non solo per la gara, ma anche per le qualifiche. Il fondo si è gommato ed ha capovolto ancora lo scenario rimettendo le coperture appiccicose sul palcoscenico per il giro veloce, per poi lasciare la gara alle “gialle” e “bianche” (tutti hanno passato il Q2 con la mescola intermedia con la quale prenderanno il via), scarpette ideali per le ex Frecce d’Argento.

Le Mercedes, in realtà, avevano evidenziato nei “long run” di avere un passo molto concreto con le “scarpette” più dure. Se quel diavolo di Max, però, fosse scattato avanti a tutti, le gerarchie potevano ribaltarsi. Con le attuali F1, infatti, guidare in scia con l’aria sporca è praticamente impossibile, pena il sacrificio delle gomme stesse e, su una pista cittadina ancora sconosciuta in gara e con pochi punti di staccata, chi se la sente di infilare il muso nel fianco del leprotto olandese? Molto probabilmente il risultato sarebbe lo stesso di Silverstone e Monza, con tanto lavoro per i carri attrezzi e le carrozzerie delle due squadre. Chiaramente, Lewis e Max tutto questo lo sapevano benissimo e, con le monoposto tornate quasi in parità, la pole ridiventava strategica.

In Q3 Verstappen parte subito forte confermando il format previsto. Hamilton abortiva il giro con un controsterzo in piena velocità da brividi. Rimaneva l’ultimo tentativo, o la va o la spacca. Per nulla al mondo si poteva perdere il doppio assalto finale dalla camera car dei due fenomeni. Iniziava Lewis guidando con il coltello fra i denti. A colpi di “fucsia”, si migliorava notevolmente e scavalcava il rivale di poco. Toccava a Max che scendeva i pista indiavolato. E, man mano, si ricostruiva tutto il vantaggio. Alla prima curva baciava la barriere con la posteriore sinistra. Poi sfiorava tutti i muretti per guadagnare anche i millesimi. Era fatta. La Red Bull si presentava all’ultima staccata con un vantaggio con il quale persino Mazepin avrebbe fatto la pole. Invece, forse mal guidato dai box, il pilota bionico è andato in tilt gestendo male la pressione.

Ha pur sempre 24 anni e non ha ancora vinto qualcosa di veramente importante. In frenata bloccava l’anteriore interna, finiva leggermente lungo in uscita e picchiava lateralmente con il posteriore dovendosi fermare. Anche Bottas lo scavalcava per una prima fila tutta Mercedes. Un eccellente Leclerc, che come velocità pura ha pochi rivali, riusciva ad acchiappare la seconda fila, infilandosi fra le due Red Bull. Il tulipano scatterà dietro al britannico e cercherà di fare come in Messico anche se in Arabia il rettilineo è molto più breve. Bisognerà verificare, poi, se la trasmissione non si è danneggiata perché altrimenti ci sarà anche una penalizzazione sullo schieramento. Certo è un rischio affrontare una gara decisiva con l’incubo affidabilità e il precedente della Ferrari a Monaco fa venire la pelle d’oca ai bibitari. Sainz non è entrato in Q3 per un testacoda che gli ha danneggiato l’ala posteriore e non c’era il tempo per cambiarla.

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