Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Ferrari nel pallone: il taglio di potenza del motore ha mandato in tilt "carico", assetti e gestione gomme

Martedì 1 Settembre 2020 di Giorgio Ursicino
Un pit stop della Ferrari di Vettel
Anche il Principino ha perso le staffe. Nessuno, in una situazione del genere, avrebbe avuto l’aplomb e il sangue freddo per fare diversamente. Sulla pista considerata l’università delle velocità, dove lo scorso anno aveva dominato la prima gara della sua giovane carriera, non deve essere stato facile per uno dei cittadini più illustri della gloriosa stirpe Grimaldi remare nelle retrovie con una Ferrari che scivolava da tutte le parti, come se viaggiasse sul ghiaccio ad oltre 300 all’ora. In più, a Spa ha provato emozioni laceranti per un ragazzo poco più che ventenne: proprio nel 2019 ha dovuto salutare per l’ultima volta il suo amico d’infanzia Hubert che ha perso la vita nella gara di Formula 2.

E Charles fu il primo a dover abbracciare la mamma di Anthoine, come tante volte aveva fatto quando era bambino. Con una tensione del genere, chiaro che mandi a quel paese i meccanici se, invece di tenerti al pit stop per poco più di due secondi, ne impiegano quasi dieci per sostituirti le gomme. Anche se hai studiato a Montecarlo e cambi lingua come fossi un jukebox. Ieri il driver predestinato si è chiaramente scusato, non voleva insultare nessuno. Tantomeno i ragazzi che cercano di preparargli un bolide tanto bizzoso, ma è chiaro che i nervi sono a fior di pelle.

Certo che il driver monegasco non è il problema del Cavallino. Anche se in questa fase c’è da ammirare la calma, l’impegno e la serenità con cui il quattro volte campione del mondo Vettel si muova nel pantano col fango fino alle ginocchia. Sembrerà strano ma l’unica spiegazione che si può dare di fronte ad un blackout del genere (la Rossa che lotta con la Haas che ha lo stesso motore) è che un ingranaggio in difficoltà abbia causato un effetto domino mandando in tilt l’intera formula su cui si basa l’equilibrio di una F1 del terzo millennio, quelle dell’era ibrida.

Il nodo è questo: un componente, seppur importante come la powerunit, ha mandato a pallino tutti gli altri ed ora gli ingegneri della Scuderia (Binotto compresso che è un super tecnico) sembrano non avere idea da dove cominciare per raddrizzare la situazione. Paradossalmente questo abisso è anche la speranza di uscire rapidamente dall’impasse una volta trovato il bandolo della matassa. La monoposto di Maranello è materiale di prima qualità, come la Marcedes, e non può essere precipitata così in basso. Cerchiamo di analizzare cosa è successo in Belgio, probabilmente la pista peggiore per chi si trova in una situazione di confusione (tempesta...).

Partiamo dallo scorso anno, sulla stesso pista. Le due Rosse in prima fila con tempi da schianto. Inarrivabile sul dritto grazie al motore più potente del lotto, ma anche il telaio e l’aerodinamica funzionavano a dovere altrimenti non hai nessuna chance di tenerti alle spalle un Lewis Hamilton inferocito con una Freccia d’Argento praticamente perfetta. Se non fai funzionare bene le gomme a quell’andatura mozzafiato all’Eau Rouge, a Pouhon e o Blanchimont, vai a finire in tribuna affrontandole in pieno. Poi è accaduto l’imprevedibile e, su pressione degli altri team, la Federazione ha accesso i riflettori sulla powerunit unit italiana contestando soluzioni fino a quel momento considerate regolari.

Durante l’inverno l’“accordo segreto”. La Ferrari rinunciava alla sua interpretazione del regolamento che tanti frutti aveva portato per chiudere la questione e le relative polemiche. Risultato? Il motore più potente del Circus è diventato il fanalino di coda perdendo, pare, oltre 50 cv. Con la vecchia potenza potevi permetterti di avere un certo carico perché sopperiva la cavalleria, garantendoti velocità in rettilineo e il giusto carico per mantenere gli pneumatici alla giusta temperatura d’esercizio. Oltre a volare sul dritto, la Ferrari trattava bene le gomme, alcune volte anche meglio delle Stelle.

La fuga di puledri ha messo in crisi il Cavallino costretto a trovare un nuovo equilibrio con la progettazione della monoposto 2020 già iniziata. Binotto aveva dato input di trovare più carico, ma fa saltare i nervi avere una maggior resistenza all’avanzamento con la potenza volata via. Serve una nuova filosofia di progetto anche per il propulsore perché le conoscenze erano maturate in altre aree. E poi, con meno velocità e meno carico, gli pneumatici non sviluppano sufficiente energia, non si scaldano a dovere e la vettura scivola anche se va più piano. Un disastro.

Serviva ritrovare qualche punto fermo, cosa particolarmente difficile nel periodo di lockdown per l’assedio del virus. Che sia andata così è certificato da sorpasso che Raikkonen con l’Alfa Romeo motorizzata Ferrari ha fatto ieri alla Rossa di Vettel. In Svizzera sognano di avere i soldi, gli ingegneri e il materiale di Maranello (a parità o quasi di motore...), ma probabilmente non è bastato. A Maranello cercano rinforzi ma, probabilmente, ritrovando la calma e non facendosi soffocare dalla fretta, anche i ragazzi di Binotto riusciranno a trovare il bandolo della matassa. Ultimo aggiornamento: 06-09-2020 09:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA