Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Ferrari, la SF70H è nata bene, ora bisogna svilupparla al meglio

Domenica 2 Aprile 2017
Grande debutto, eccellenti performance. E soprattutto la sensazione forte che la SF70H sia una vettura veramente consistente, in grado di essere competitiva su ogni tipo di tracciato. Se mai ce ne fosse stato bisogno, il titolo del Cavallino ieri si è impennato ancora a Piazza Affari, raggiungendo il massimo storico: ha chiuso a 68 euro dopo essere andato anche oltre. Ma, con tutta questa euforia, il carro del vincitore si è affollato in fretta e fanno bene Marchionne e Arrivabene a gettare secchiate d’acqua sul fuoco.

Il Cavallino non vince il Mondiale ormai da dieci anni e, anche se nessuno si azzarda a dirlo, il bersaglio è quello grosso: riportare il titolo a Maranello. Qualsiasi cosa in meno sarebbe una piccola delusione. Non ci si può quindi distrarre nemmeno un attimo, bisogna mettere in cassaforte i passi avanti effettuati e lavorare giorno e notte per superare indenni le tante trappole ancora sul percorso. Anche perché la regina è ferita e difficilmente si arrenderà prima di avere gettato nella mischia tutte le sue armate migliori.

«Brava Ferrari. Le corse sono così, una volta si perde altre si vince», ha tuonato un infuriato Toto Wolff dispensando sorrisi e abbracci a tutti gli uomini del Cavallino che incontrava. L’impressione è che una delle frecce in più per Maranello sia Nico Rosberg. Il tedesco campione del mondo per Stoccarda era molto di più di un eccellente pilota. Era stato fra i “fondatori” del team con il quale lavorava da sette anni, dialogava in modo perfetto con i tecnici e metteva pressione a Lewis con il quale aveva un duello personale. Il talento di Hamilton è fuori discussione, ma l’umore non è altrettanto stabile.

Al di là della consistenza tecnica della W08, che potrebbe essere inferiore alle Stelle degli anni scorsi, l’accoppiata piloti della Mercedes è tassello da mettere sotto stress. Vettel è stato bravissimo a farlo in Australia, bisognerà ripetere la manovra anche in futuro. Una delle regole delle corse è stare con il fiato sul collo del rivale per farlo sbagliare. Seb ha spinto come una furia avvicinandosi fin troppo a Hamilton che non ha commesso un errore di guida ma, complici i suoi ingegneri, ha sbagliato valutazione sulle gomme compromettendo la strategia. Un passaggio che vale 14 punti, i titoli si vincono e si perdono anche così.

Per conservare la vetta della graduatoria fino in fondo il vero spauracchio è però lo “sviluppo”: un’auto anche se nata bene deve essere cambiata e migliorata gara dopo gara. Anche su questo hanno lavorato a fondo i vertici del team ora tutto made in Italy, il programma di modifiche è corposo e dovrà andare nella direzione giusta iniziando fra dieci giorni a Shanghai. Sulla power unit non ci sono problemi, è potente, affidabile e migliorerà ancora: Renault e Honda sono dietro e la Mercedes non è più davanti.

L’area più delicata e quella con più margini d’intervento è l’aerodinamica che ha una correlazione diretta con lo sfruttamento e la durata degli pneumatici. La Mercedes non ha ben capito le nuove gomme, ma potrebbe scoprire in fretta come farle funzionare. A Maranello, invece, non sono stati molto bravi su questo tema nel recente passato ed è giusto che siano abbottonati. Il Cavallino ha cambiato guida tecnica e di Mattia Binotto sono tutti entusiasti, ma James Allison non era certo un fesso e, anche se il rapporto è finito con uno strappo, i ferraristi non hanno mai criticato il britannico. James ha impostato la SF70H ed era con la Scuderia nel 2015 quando la Rossa graffiava anche durante la stagione. Ora gli hanno affidato la guida della corazzata tedesca ed è un altro che si impegnerà a fondo per prendersi la rivincita. Ultimo aggiornamento: 19:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA