Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Far west in città: la legge autorizza le bici a fare quello che gli pare. Con immensi rischi per i ciclisti

Sabato 12 Settembre 2020 di Giorgio Ursicino
Bici in città
Un provvedimento d’urgenza per introdurre delle norme che generano molte perplessità. Tanto che lo stesso presidente della Repubblica, che ha firmato il provvedimento affinché diventasse legge, ha sollevato molti dubbi. L’articolo 49 della normativa cambia addirittura 19 articoli del Codice della Strada, i quali normalmente non vengono corretti con provvedimenti d’urgenza come quelli che invece sono necessari in un periodo di post pandemia. L’impressione e che si sia voluto intervenire con un po’ di presunzione e con non poca superficialità per decreto su un tema molto delicato come la circolazione stradale creando più problemi di quanto possano essere i benefici.

L’aspetto più delicato riguarda le biciclette, uno dei protagonisti del traffico sicuramente più “debole” che ha assoluto bisogno di essere tutelato. Già fino a ieri le due ruote a pedali erano al centro dell’attenzione, non tanto per il numero degli incidenti che le vedevano protagoniste, quanto per le conseguenza spesso drammatiche per il malcapitato ciclista vittima di infortuni non di rado mortali. Un principio fondamentale per la sicurezza stradale, infatti, è far circolare veicoli il più omogenei possibile poiché grandi differenze di peso e velocità sono una miscela esplosiva.

Nello sport nessuno ha mai pensato di mettere l’una contro l’altra una moto con una vettura, poiché anche in caso di un lieve contatto le conseguenze per il centauro sarebbero disastrose. Siamo tutti d’accordo che chi è in grado di utilizzare una biciclette darebbe un buon contributo all’ambiente e al traffico, ma ha tutto il diritto di essere tutelato e non deve essere mandato allo sbaraglio solo perché nel recente passato non si è fatto quasi nulla per diffondere l’uso delle due ruote a pedali. Non c’è niente da fare, l’unico modo per far viaggiare i ciclisti sicuri è creare piste dedicate e queste richiedono programmazione e investimenti.

Invece, in un colpo si è voluto risolvere un problema complesso facendo “tana libera tutti” per le biciclette. Ma non è questo l’approccio con cui e stato affrontato l’argomento negli altri paesi evoluti. Con la nuova legge si è voluto incentivare l’uso delle bici facendoal mezzo molte concessioni a scapito della incolumità di coloro che ne fanno uso. Basti dire, e qui si raggiunge il paradosso, che con la nuova legge le biciclette sono autorizzate a percorrere le corsie preferenziali o anche viaggiare contromano tenendosi sul lato esterno della carreggiata. Un’autentica follia agli occhi di chiunque, ma non per chi ha pensato le nuove disposizioni.

Chiunque può infatti comprendere che non c’è cosa più disastrosa che colpire una bici che proviene in direzione opposta o creare addirittura l’occasione di farla entrare in contatto con un mezzo pesante. Agendo in questo modo si rischia di vanificare gli sforzi dell’ultimo decennio, visto che le vittime della strada si sono addirittura dimezzate. Ma recentemente non sembra che siano state tenute in dovuta considerazione le esigenze della mobilità. Proprio ieri, come era ampiamente previsto, è finita una fascia di ecobonus introdotta soltanto ad agosto.

Andrebbero invece regolamentati l’uso dei monopattini che in pochi mesi hanno invaso le nostre città: un crimine farle sfrecciare fra le auto con quelle piccole rotelline. Forse si vuole creare una società di soli atleti, di ventenni o trentenni che vogliano sfoggiare la loro agilità mettendo a repentaglio l’incolumità di quanti si trovano sulla loro strada. E le signore con la gonna?Anche altri aspetti della circolazione stradale sembra siano stati affrontati non tanto dal punto di vista della sicurezza, ma per aggiustare situazioni “attinenti”.

Nulla di più sbagliato. Vengono liberalizzati gli autovelox anche in città con il limite di 30 km/h: un modo legittimato per fare brutalmente cassa, senza nessun vantaggio per la sicurezza. E’ stato addirittura chiamato in causa il funzionamento dei semafori (la durata del giallo) e si apre alla possibilità che a fare le multe siano gli operatori ecologici ed altri dipendenti comunali. Per non dire che alla fine l’applicazione di questa legge potrebbe variare da Comune a Comune. Come se la circolazione stradale e la sicurezza non fossero uguale per tutti. Ultimo aggiornamento: 17-09-2020 10:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA