Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Dakar cinica: la sfortuna si accanisce contro lo squadrone Audi e l'elettrica RS Q e-tron E2

Una delle tre Audi a trazione elettrica RS Q e-tron E2
di Giorgio Ursicino
4 Minuti di Lettura
Giovedì 12 Gennaio 2023, 10:06 - Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio, 13:08

Dakar, corsa imprevedibile. Un’avventura. Dura, cinica. Gli piace anche essere beffarda. E non vede di buon occhio i favoriti, pronta a sbarrargli la strada con uno dei suoi infiniti trabocchetti. L’unico modo per sfuggire alle impietose regole è la “strategia del branco”. Per la legge dei grandi numeri, un gruppo folto di protagonisti ha più chance che qualcuno si salvi. E alcune volte, pare, è meglio essere iena che leone. Messe in cassaforte le prime otto tappe più il prologo, ci si lecca le ferite al bivacco di Riyadh. Un giorno di riposo per curare le ossa rotte. E uno sguardo alla classifica per rendersi conto delle opportunità della “seconda settimana”. Della maratona del deserto, si sa, si può parlare con cognizione di causa solo al traguardo perché nessuno è certo di quello che accadrà.

Un primo, cauto, bilancio però si può abbozzare. La quarantacinquesima edizione della gara sembra saldamente in mano all’indistruttibile pick up Hilux della Toyota campione in carica il cui team ufficiale è schierato dalla filiale sudafricana. Dei 14 esemplari ai nastri di partenza, 3 sono attualmente sul podio virtuale, 5 ai primi 6 posti. Un dominio, non sorprendente, ma in parte inaspettato poiché al via c’erano astronavi niente male affidate ad autentici fenomeni. Le 4 Hunter della Prodrive e le 3 vetture del futuro, le Audi a trazione elettrica che spostano il calendario qualche anno più avanti. Almeno per il momento la Dakar sembra aver scelto la tradizione sull’innovazione. Ma, secondo qualcuno, c’è stato anche l’involontario zampino degli organizzatori e della FIA, chiamati a far correre insieme vetture di generazioni diverse, quindi con performance difficilmente paragonabili.

Un mostro come l’Audi nel deserto non si era mai visto e pare che le RS Q e-tron E2 siano state penalizzate con un maggior peso e minor potenza. I bolidi dei Quattro Anelli, nel complesso, avevano possibilità di recuperare, ma tenendo un altro ritmo nei tratti impossibili, quindi aumentando i rischi di frantumarsi. Per questo, guardando l’accaduto superficialmente, può sembrare che Peterhansel e Sainz con l’età siano diventati degli sfasciacarrozze, mentre il divino emiro Al-Attiyah un infallibile driver. Per carità, forse in questo momento il Principe del Qatar è il pilota migliore per questo tipo di corse, ma qualcosa di vero nei retropensieri dei piloti bavaresi c’è. Quindi diventa più normale quella che appariva una lotteria capace di mettere fuori gara nello stesso punto due ragazzi che insieme hanno corso più di 50 Dakar.

La gara iniziava a delinearsi dopo le prime tappe e le due Audi di punta erano entrambe in area podio, pronte a sferrare l’attacco a Nasser. Il roadbook diceva di piegare a sinistra ma, essendo i fenomeni fra i primi, c’era solo qualche traccia di moto che, magari, erano passate a velocità enormemente diversa. Stephane aveva da poco superato Carlos e i due procedevano quasi in coppia. Tutto sembrava, meno che da quelle parti potesse esserci un precipizio alto come un palazzo. Le vetture, si dice, procedessero a 140 orari e si sono improvvisamente ritrovate a navigare nel vuoto. Le Audi sono le F1 del deserto ed hanno un indistruttibile scocca di carbonio. Quando salti giù da un edificio, a quella velocità, può non bastare anche se l’abitacolo ti protegge.

La vettura del francese è uscita quasi intatta dal volo, ma l’atterraggio è stato durissimo. Pilota svenuto e navigatore con una vertebra fratturata che veniva portato via in elicottero. Quella dello spagnolo lasciava al suolo quasi tutto l’avantreno, ma subiva meno G di decellerazione tanto che l’equipaggio usciva indenne. Risultato, Peterhansel prendeva la via di Monaco, mentre il matador di Madrid arriva al bivacco dopo le 23 senza più alcuna speranza in classifica. Da oggi l’Audi correrà solo per vincere le tappe.

© RIPRODUZIONE RISERVATA