Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Dakar, Al-Attiyah spiana la doppietta: è l'emiro del Qatar il nuovo re del deserto

Nasser Al-Attiyah )a destra nella foto) con il suo navigatore francese Mathieu Baumel,
di Giorgio Ursicino
4 Minuti di Lettura
Sabato 21 Gennaio 2023, 12:08 - Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 17:15

Meglio girargli a largo. Altrimenti, potrebbe imbracciare il fucile... Non è vero. È un emiro buono Nasser Al-Attiyah, la sua infallibile mira la usa solo nelle gare di skeet. Come a Londra nel 2012 quando riuscì a salire sul podio nella sfida olimpica in Gran Bretagna (ha partecipato a cinque edizioni dei Giochi). Al volante, invece, se gli metti il deserto davanti, ha l’abitudine di lasciarsi tutti alle spalle. Esattamente come ha fatto nelle ultime due Dakar che, da 4 anni, si corre nel suo giardino di casa. Sono pochi i campioni nati nello stesso deserto sul quale sfreccia la maratona automobilistica più massacrante del pianeta. Un aiuto, anche solo dal punto di vista psicologico, non di poco conto. Il Golfo, d’altronde, è casa sua. Ma Nasser ha dimostrato di vincere a tutte le latitudini, di essere un fenomeno globale nella sua dura specialità. Un battaglia che richiede coraggio e velocità, resistenza e sangue freddo. Tutte doti che il Principe del Qatar indubbiamente ha nella sua cartucciera.

Già rallysta affermato in medio oriente, scopre la Dakar a 34 anni e, da allora (era il 2004), non è più mancato. La prima vittoria in Sudamerica con la Volkswagen Touareg 2 nel 2011, poi nel 2015 il bis al volante della Mini. Quello di ieri è il trionfo numero cinque per Al-Attiyah, il secondo consecutivo nell’abitacolo dell’indistruttibile Toyota Hilux schierato dal team ufficiale Gazoo Racing con sede in Sudafrica. Il primo con il prototipo di Nagoya è datato 2019, l’ultima del raid nell’emisfero australe (partenza e arrivo a Lima, in Perù). Fra Nasser e l’Hilux c’è un feeling totale che potrebbe continuare a lungo. Hanno quasi la stessa personalità, adottano la stesse strategie. Prima assaltano i rivali potendo contare su caratteristiche granitiche. Poi si godono il banchetto contando sul vantaggio: quando c’è da controllabile il qatariota è infallibile.

Il pick up Toyota, da parte sua, è al culmine delle sviluppo che ormai dura da parecchi anni. Rispecchia magnificamente la filosofia Toyota che esalta la robustezza, la durata e l’affidabilità, usando molteplici tecnologie. E su un terreno così impossibile i nipponici sono convinti che il motore termico può ancora togliersi delle soddisfazioni. Il Campionato di Rally-Raid che nel 2022 ha dominato resta il prossimo target. L’arciere moderno ha le idee molto chiare: «Il mio obiettivo è battere le otto vittorie fra le auto di Peterhansel. Sono il più forte (ride... ndr) ed ho l’età della mia parte (9 anni in meno di Sainz e 6 e mezzo meno di Stephane, ndr)». In realtà, su tutto incombe il mercato piloti. I migliori si attraggono, è sempre stato così. E bisognerà vedere l’evoluzione dello sviluppo della Signora degli Anelli che, chiaramente, ha un potenziale enorme. I bavaresi hanno certamente un dream team dal punto di vista dei risultati, ma la carta d’identità non gioca del tutto a suo favore.

Al-Attiyah è conosciutissimo da tutti alla Dakar, ma soprattutto conoscono a fondo il suo spessore quelli dell’Audi Sport e del team Q che si preoccupa di curare le RS Q e-tron E2 nel deserto. Nasser quando ha vinto la prima volta in Sudamerica era al volante di un Touareg della Volkswagen di cui fa parte Audi. E quando ha dominato con la Mini era nel team Q del signor Quandt. I contatti non mancano, anche se l’emiro parla della Toyota come fosse la sua Signora. Sarà fondamentale capire come i giapponesi intendano evolvere il proprio veicolo, che tecnologie innovative introdurre nel prossimo futuro.

Per il momento hanno puntato anche sulla quantità cosa che, insieme all’affidabilità, ha giocato a proprio favore. Al via c’erano 14 Hilux, contro 3 Audi e 4 Hunter della Prodrive. Tutte e sette le macchine al termine della prima settimana erano praticamente fuori dalla lotta per il primato assoluto. La generale è stata sempre dominata dal Sol Levante e la giostra si è chiusa con un bel filotto: 4 Toyota ai primi 5 posti, 5 nei primi 7, ben 2 vetture sul podio. Nasser, invece, ha solo cambiato qualche gomma e fatto rifornimento al bivacco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA