Riccardo De Palo
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Riccardo De Palo

"The Border" di Don Winslow: l'inferno dei narcos sbarca in America

Mercoledì 27 Febbraio 2019 di Riccardo De Palo
Street art al confine Messico-Usa
«Il male che gli uomini fanno si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa». La frase del Giulio Cesare, citata dallo stesso Don Winslow, rende bene il clima da tragedia shakespeariana di The Border, da ieri nelle librerie americane (in Italia sarà pubblicato da Einaudi in data da definire). Dimenticate la serie Narcos, lasciate perdere i film sulle vicende di Pablo Escobar: bisogna leggere la trilogia de Il Cartello (iniziata con Il potere del cane e di cui quest'ultimo romanzo è il capitolo conclusivo), per capire l'infinita guerra alla droga che si consuma alla frontiera (The Border, appunto) tra Stati Uniti e Messico. Talvolta è stata la stessa finzione, la medesima macchina romanzesca messa in piedi dallo scrittore americano, ad anticipare la realtà. L'evasione del boss del Cartello di Sinaloa, nel capitolo precedente, ha preceduto la fuga (vera) dal carcere di El Chapo, il personaggio reale che ha ispirato il personaggio di Adán Barrera.

Ora Art Keller è tornato. Ed è «di nuovo in guerra - contro la sua stessa Dea, il Senato, i cartelli della droga messicani, e anche il presidente degli Stati Uniti». Che rappresentano due facce della stessa medaglia. L'incorruttibile agente è l'uomo che incarna, meglio di chiunque altro, due mondi. Madre messicana e padre americano, si sente «più a casa tra i morti che tra i vivi». Mentre cerca di capire se il suo nemico giurato, il boss di Sinaloa, sia rimasto effettivamente ucciso, gli viene offerto di dirigere la Drug Enforcement Agency, il più potente esercito anti-droga del mondo, con diecimila impiegati, cinquemila agenti speciali, e ottocento analisti di intelligence. Accetta, dopo lunga riflessione, di tornare in campo, e porta con sé la coraggiosa e amata Marisol. Ma sa bene che la pace tra i cartelli del narcotraffico è in bilico, e che solo il perdurante mistero sulla morte di Barrera può impedire una nuova, sanguinosa guerra tra bande.

The Border è un libro dal contenuto politico esplosivo, a partire dallo stesso titolo, che rimanda al muro che il presidente Trump vuole a tutti i costi erigere al confine (e su cui Winslow vorrebbe tanto discutere pubblicamente, come ha annunciato in un tweet, con lo stesso capo della Casa Bianca). Come nei capitoli precedenti, è chiaro sin dall'inizio che nessuna barriera umana può fermare il narcotraffico: «Un muro non serve a niente, per la semplice ragione che ogni muro ha delle porte».

«Il cosiddetto problema della droga messicano - scriveva Winslow già ne Il Cartello - non è il problema della droga messicano. È il problema della droga americano. Non c'è venditore senza un compratore».

«So che questo libro farà arrabbiare qualcuno - ha anticipato l'autore in una intervista a Entertainment Weekly - ma va bene così». Keller ha combattuto dall'altra parte del confine, e ora la guerra lo ha seguito in America. La morte del boss (così come l'estradizione del vero El Chapo, oggi detenuto a New York) ha provocato una lotta di potere, e l'emergere di nuove generazioni di boss criminali; ma soprattutto ha dato il via a un fiume di denaro (sporco, ovviamente), che viene usato per cercare di corrompere le strutture governative americane, ai più alti livelli. Mentre, sulle strade, la nuova emergenza si chiama eroina. 

Il romanzo racconta il narcotraffico, e le diramazioni della corruzione, all'interno degli Stati Uniti. Tra bande italoamericane, il ritorno del baby-killer Chuy e le trame in carcere di Eddie, l'unico veramente yankee dei narcos.

Winslow ha speso vent'anni per documentarsi, fare ricerche e arrivare a completare la sua trilogia. Mai libro in America è stato così anticipato, così celebrato ancora prima della sua uscita. The Border è un libro pieno di rabbia. Non si può non intravedere Donald Trump dietro il personaggio fittizio di John Dennison, un imprenditore (e star della tv, come il vero presidente), che lancia una campagna per la Casa Bianca fondata sulla menzogna e sul razzismo, con grande uso di Twitter. Ma il libro va oltre, immaginando un fiume di denaro (sempre sporco) che arriva dai cartelli del narcotraffico, false accuse a Obama di «armare l'Isis» e un attentato sanguinoso (contro Keller) al Memoriale delle vittime del Vietnam.

Il Washington Post descrive la trilogia di Winslow come il «lavoro di una vita», paragonabile alle saghe create da altri scrittori come Greg Iles e James Ellroy. Una specie di universo parallelo, però assolutamente credibile e plausibile, che diventa subito «un viaggio in una versione contemporanea dell'Inferno», raramente «risultato così avvincente».

Il mondo di The Border non è distopico come quello immaginato da Philip Roth ne Il complotto contro l'America (in cui l'eroe dell'aviazione Charles A. Lindebergh, isolazionista e antisemita, sconfigge Franklin Roosevelt alle elezioni presidenziali del 1940, e gli Usa tardano a intervenire contro Hitler). È un mondo estremamente familiare. E anche per questo più inquietante. Ultimo aggiornamento: 21:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA