Riccardo De Palo
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Riccardo De Palo

"Lo scarafaggio" di Ian McEwan, una feroce (ed esilarante) satira contro la Brexit

Martedì 14 Aprile 2020 di Riccardo De Palo
Non arriverà da noi prima di metà maggio, per Einaudi, ma è già stato il fenomeno di questi ultimi mesi in Gran Bretagna. Il nuovo racconto lungo di Ian McEwan, The Cockroach - ovvero Lo scarafaggio - è un vero colpo basso a Boris Johnson e alla sua Brexit a ogni costo, una satira feroce della società di oggi, e della pericolosa tendenza, in campo politico, di propugnare come “miracolose” ricette sicuramente letali.

L’esordio è puro Kafka, una Metamorfosi rovesciata in cui non è l’uomo a mutarsi in un insettaccio, bensì il contrario; e tanto per rendere il messaggio più duro, lo scarafaggio in questione ha l’accortezza di ritrovarsi (con disgusto) nei panni del primo ministro britannico.

Non dovrebbe stupire la velocità con cui la blatta protagonista si abitua al nuovo corpo che gli è stato dato in sorte, anche se - durante la prima riunione di lavoro - deve frenare i propri appetiti, quando intravede un moscone. Presto gli è tutto chiaro: la posta in gioco, i cambi di casacca, la distruzione degli avversari. 

Il primo ministro - che nella finzione di McEwan si chiama Jim Sams, scopre ben presto anche la potenza devastatrice del populismo, e i benefici (quando si vuole fare carriera in politica) delle inversioni a U ideologiche.

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Il Sacro Graal della demagogia, l’orrenda menzogna da dare in pasto alla gente in cerca di riscatto, è (come la Brexit) un’idea rivoluzionaria, ma profondamente sbagliata. Da tempo, in questo mondo distopico immaginato dall'autore, la Gran Bretagna si è divisa in due: tra i conservatori seguaci dell’economia così come la conosciamo (e che si riconoscono come i clockwise, ovvero coloro che procedono in senso orario), e i pionieri del Reversalism, una nuova teoria che propugna di invertire, letteralmente, le lancette del mercato. Saranno i lavoratori a pagare i propri datori di lavoro, risarciti in beni ogni qualvolta entreranno in un negozio; i clienti riceveranno del denaro dell’hotel in cui alloggiano; e il musicista che vuole esibirsi nel locale, dovrà versare una somma al proprietario. Il sistema, propugnato come l’unico che possa azzerare la disoccupazione, e riempire le tasche dei cittadini a prescindere dal loro stato sociale, diventa rapidamente un fenomeno inarrestabile. E chi, meglio di uno scarafaggio, può mettersi in testa di realizzare un’idea simile?

Rapidamente il primo ministro protagonista elimina avversari, crea ad arte fake news, si allea rapidamente con il presidente americano, di nome Archie Tupper (con il quale sente una qualche, misteriosa affinità: «Per caso anche lei aveva sei zampe una volta?»).

Suona familiare? McEwan si trincera nella classica formula: “ogni riferimento è puramente casuale”, per non avere grane legali. Ma la sua fiction è una satira profondamente attuale, cattivissima e che coglie nel segno. 

Rapidamente il primo ministro-blatta arriva a rovinare i rapporti con l’Europa, e soprattutto con la Francia, seminando zizzania in forma di fake news e di intrighi nell’ombra. A una basita cancelliera tedesca - che ripete al suo interlocutore Warum? - chiedendo a Sams perché gli inglesi abbiano deciso di agire così stupidamente, contro i propri interessi, lo scarafaggio non sa, o non vuole, rispondere. Ciò che importa è tornare a dominare il mondo. Cosa volete che sia, nell'infinita grandezza del creato, una legge votata dagli uomini? Ultimo aggiornamento: 15-04-2020 13:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA