Riccardo De Palo
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Riccardo De Palo

"1984" di Orwell, 70 anni dopo: il Grande Fratello vive sulla Rete

Domenica 24 Febbraio 2019 di Riccardo De Palo
Quando il direttore dell'Observer, David Astor, offrì a George Orwell il suo cottage in una remota isola delle Ebridi, affinché potesse scrivere in assoluta tranquillità il suo nuovo romanzo, non immaginava certo che la fatica di terminare quel capolavoro avrebbe finito per ucciderlo. Era il 1946 e lo scrittore, al secolo Eric Arthur Blair, era già minato dalla tubercolosi, e aveva appena perso la moglie, uccisa da un banale intervento. «Mi sembra di allestire una nave per un viaggio nell'Artico», confessò al suo amico e collega Arthur Koestler, mentre si preparava alla partenza. Orwell sfuggiva, in qualche modo, alla sua stessa popolarità: La fattoria degli animali era stata un grande successo; ed erano tantissimi gli articoli, e le recensioni, che gli venivano commissionati. Ma, per lui, scrivere un libro era ben altro, era «un'orribile, estenuante lotta», che non si poteva affrontare se non guidati, proprio malgrado, «da un demone a cui è impossibile resistere».



1984 fu pubblicato nel Regno Unito settant'anni fa, l'8 giugno del 1949, dopo tre anni di ricoveri, cure inappropriate, tormentoso e febbrile lavoro di riscrittura. Un libro che Winston Churchill (stesso nome proprio del protagonista del romanzo, Winston Smith, una sorta di inglese qualunque) confessò, al medico curante di Orwell, di avere letto due volte. 

Rileggere 1984 oggi significa, da una parte, provare sollievo per quello che non si è (ancora) avverato, ma anche avvertire inquietudine (tanta) per le profezie che fanno parte del nostro quotidiano. Allo stesso modo di Koestler, Orwell era stato sedotto dal comunismo, per poi rinnegarlo, dopo avere denunciato gli orrori di Stalin. Ma era convinto che il totalitarismo avrebbe finito comunque col prevalere. Il titolo iniziale del libro, poi scartato, suonava così: L'ultimo uomo sulla Terra. Orwell immagina il mondo diviso in tre grandi potenze totalitarie, Eurasia, Estasia e Oceania; la Londra del protagonista si trova in quest'ultima ed è governata dal partito unico Ingsoc, che sta per socialismo inglese. In una società cupa in cui il sesso viene ammesso soltanto per procreare, l'odio viene perennemente alimentato (fate la guerra, non fate l'amore) e le tre potenze sono perennemente in conflitto tra loro: non c'è alcuna necessità di conquista o di dominio, ma soltanto la volontà di mantenere il potere, di perpetuare lo status quo. La società bandisce le classi, ma nei fatti le preserva, con i privilegiati nelle cerchie interne del Partito, i burocrati in quelle esterne, e una grande massa di proletari a completare il quadro. Ogni riferimento ai totalitarismi del passato (dal nazismo allo stalinismo) è voluto, ma si tratta di una sorta di dittatura compiuta, che giunge al punto di non ritorno. Per fortuna, soltanto in Corea del Nord si vede qualcosa di simile.

«Il Grande Fratello ti osserva». Ciò che più colpisce oggi, in 1984, è l'onnipresenza dei teleschermi, che vengono usati per diffondere gli slogan di partito ma anche per spiare azioni, emozioni e, soprattutto, pensieri dei cittadini. Orwell non poteva certo immaginare la nostra epoca della Rete, la capacità - da parte di singoli giganti del web - di immagazzinare informazioni su tutti noi. Nel romanzo di Orwell la lingua viene continuamente riformata, e il vecchio inglese standard viene sostituito dal Newspeak, un nuovo idioma che contiene meno vocaboli possibile; in questo modo si impedisce qualsiasi reato di pensiero, poiché «non ci sono più parole capaci di esprimerlo». Difficile non pensare alle semplificazioni in atto nella lingua di oggi, non solo su Internet, e alle possibilità di controllo delle società che questo implica. La diffusione della cosiddetta Internet of Things ha reso il monitoraggio molto più capillare. I Big Data contengono i valori della nostra pressione sanguigna, i nomi dei nostri amanti, tutti i nostri gusti e le nostre abitudini.

Un altro elemento che deve farci riflettere è il cosiddetto "bispensiero" (doublethink). Winston Smith, al Ministero della Verità (ovvero, dell'Informazione), impiega il suo tempo a riscrivere, costantemente, la Storia. «Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato». Si tratta di sostenere continuamente un'idea come il suo opposto, di modo da non trovarsi mai al di fuori dell'ortodossia. «La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è la forza», sostiene il regime del Grande Fratello. Oggi, la diffusione delle fake news, e della cosiddetta post-verità, sono il segno che Orwell aveva previsto tutto. Chi sostiene i no-vax, o i complotti orditi dalle scie chimiche (o, non sia mai, i terra-piattisti), è già caduto nella trappola. Ultimo aggiornamento: 19:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA