Venezia, i delfini-turisti in gita nel Canal Grande

Venezia, i delfini-turisti in gita nel Canal Grande
di Costanza Francesconi
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Martedì 23 Marzo 2021, 09:19 - Ultimo aggiornamento: 10:14

In una Venezia da una settimana in zona rossa, silenziosa e senza traffico, la natura riprende il sopravvento. Le acque limpide e calme del bacino di San Marco hanno accolto ieri mattina due delfini, arrivati per sbaglio, e presumibilmente nella notte, dal mare aperto. Ad avvistare i cetacei a nuoto in pieno centro storico, ci hanno pensato gli abitanti. Alcuni in vaporetto, altri a passeggio in riva di punta della Dogana.
Tutti ugualmente affascinati dalle pinne dorsali dei due esemplari, subito immortalate da foto e video, e ripostate sui social. «Una segnalazione eccezionale, per cui diversi cittadini fin dall'alba hanno contattato la nostra sala operativa» raccontano dalla capitaneria di porto di Venezia, subito accorsa sul posto con un'imbarcazione. La coppia di delfini si sarebbe accidentalmente inoltrata nella laguna, tratta d'inganno dall'insolita quiete dell'ambiente se non dall'appetito.

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A PESCA IN LAGUNA

«In questi giorni il moto ondoso è pressoché nullo rispetto al solito, quando la vita urbana rende l'acqua in città decisamente più rumorosa e meno invitante per un delfino spiega Luca Mizzan, biologo e direttore del Museo di storia naturale di Venezia - Oltretutto, in questa stagione le seppie vengono qui a depositare le loro uova, e questi mammiferi, proprio delle seppie, vanno ghiotti. Il punto è capire di che tipologia di delfino si tratti: se fossero dei tursiopi, delfini con il naso a bottiglia, di taglia più grossa e carattere confidente, sarebbe certo strano trovarli in laguna ma non improbabile, in passato è già successo, nel 2012, nel 2015 e nel 2017. Ma la pigmentazione di questi e le loro piccole dimensioni, mi fanno piuttosto pensare di più alla stenella, il che renderebbe la loro presenza in acque così basse e confinate assolutamente straordinaria».

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I SOCCORSI DA PADOVA

Riconoscimento di specie a parte, la priorità delle forze accorse tra canale della Giudecca e l'imbocco del Canal Grande, è stata quella di non spaventare gli animali e farli tornare quanto più possibile autonomamente in mare. «I rumori forti li impauriscono, motivo per cui l'ideale suggerisce Mizzan è monitorarne lo spostamento restandone alla larga, nonostante chiunque come d'altra parte è accaduto alla vista di un delfino ritorni bambino e lo voglia assolutamente vedere da vicino». E mentre il fazzoletto d'acqua tra la Salute e Vallaresso si è popolato di occhi curiosi, dal Cetacean emergence response team dell'università di Padova sono arrivati i rinforzi.


L'INTERVENTO

«Una volta verificato lo stato di possibile incolumità dei delfini ci siamo subito messi in moto chiarisce Sandro Mazzariol, professore associato di Anatomia patologica dell'università di Padova e responsabile dell'unità d'intervento italiana del Cert Cinque medici veterinari si sono coordinati con tutti i corpi di polizia in azione per il supporto nautico, e attraverso un sistema di segnali acustici hanno allontanato delicatamente i due animali dal centro. Questo metodo serve per evitare spiaggiamenti attivi, o che il delfino possa ad esempio finire nelle reti di un pescatore precisa il professor Mazzariol Dopo due ore il soggetto adulto accompagnato dal più piccolo sono stati spinti oltre i giardini di Sant'Elena, dopodiché se ne sono perse le tracce. L'obiettivo era infatti quello di levarli da situazioni di pericolo per loro e per la navigazione».
La manovra di soccorso attuata del Cert - con l'aiuto di polizia, carabinieri, guardia di finanza e capitaneria rientra anche nel progetto di pronto soccorso per balene, capodogli e delfini Lifedelfi, di cui il centro è parte dal 2020, pronto a intervenire su tutto il territorio nazionale.

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