Nuova Zelanda, fuga dei pappagalli alpini verso le montagne: tra le cause principali l'uomo e i cambiamenti climatici

Nuova Zelanda, fuga dei pappagalli alpini verso le montagne: tra le cause principali l'uomo e i cambiamenti climatici
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Martedì 1 Giugno 2021, 12:00

I pappagalli alpini neozelandesi potrebbero essersi diretti verso le montagne per evitare le persone, secondo i ricercatori questa è una “scelta” che potrebbe aiutarli a sopravvivere alla crisi climatica. Il kea è considerato l'unico pappagallo alpino al mondo ma gli scienziati che hanno analizzato il sequenziamento del DNA e le analisi dei fossili hanno scoperto che in passato il kea era presente anche in altre parti del paese. Oggi questi volatili sono rari e sono considerati una specie a rischio in Nuova Zelanda

Colpa del clima?

Il kea è particolarmente vulnerabile alla crisi climatica: poiché il pianeta si riscalda, gli ambienti alpini si ritirano e molte specie legate alle condizioni climatiche alpine possono essere minacciate di estinzione. Una ricerca europea, ad esempio, ha scoperto che fino al 22% delle specie studiate sui ghiacciai delle Alpi italiane scomparirebbero dall'area una volta che i ghiacciai se ne fossero andati. I ricercatori dell'Università di Otago hanno utilizzato i dati dell'intero genoma del kea e una specie simile e adattata alla foresta di pappagalli nativi, il kākā concludendo che la recente migrazione di massa dei pappagalli alpini serviva ad evitare paesaggi antropogenici.

 

Colpa dell'uomo?

Il professore associato Michael Knapp, uno degli autori principali dell'articolo, ha affermato che fisiologicamente, non c'è nulla che impedisca al kea di sopravvivere a quote più basse. Lo studio ha smentito poi la tesi secondo la quale il kea si spostasse per evitare le persone definendola ancora speculativa, e non c'erano abbastanza informazioni per stabilire una relazione causale tra l'espansione degli insediamenti umani e la fuga degli uccelli verso zone montuose. Tuttavia Knapp si è posto delle domande in merito all'influenza dell'uomo sui paesaggi e sul perchè in questo spostamento possa centrare in minima parte anche l'uomo.

Il Kea non ama troppo la presenza umana

Il pappagallo Kea non ama molto la presenza umana: si tratta di una specie particolarmente intelligente, dispettosa e curiosa, nota per il proprio amore nell'attaccare i tergicristalli delle auto dei visitatori di montagna. Nel corso degli anni, hanno fatto notizia per aver rovistato tra le borse dei turisti, rubato portafogli e, in un caso, aver rubato il passaporto di uno sfortunato turista scozzese . Ma tra gli agricoltori, hanno acquisito notorietà per aver attaccato e occasionalmente ucciso pecore . Gli attacchi hanno così irritato i primi allevatori di pecore della Nuova Zelanda al punto che il governo ha imposto una "taglia" sui kea che è continuata per circa 100 anni, fino al 1970 portando ad ucciderne 100.000 esemplari in un secolo. Secondo il Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda , i kea oggi sono in pericolo a livello nazionale e ne rimangono meno di 10.000 unità.

Il kea in futuro potrebbe tornare nelle foreste

Se il riscaldamento globale riduce drasticamente gli habitat alpini per il kea questi potrebbero tornare nelle foreste, una mossa che li spingerebbe di nuovo in competizione con il kākā. Quando la Nuova Zelanda ha approvato una mozione per dichiarare un'emergenza climatica nel 2020, ha citato specificamente la "tendenza allarmante nel declino delle specie e nella biodiversità globale", incluso il declino della biodiversità indigena della Nuova Zelanda. Al momento, la Nuova Zelanda sta lottando per ridurre le sue emissioni di gas serra ma non è sulla buona strada per rispettare i suoi obblighi degli Accordi sul Clima di Parigi , o per raggiungere il proprio obiettivo di emissioni zero entro il 2050.

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