Lupo ucciso e appeso a una pensilina: in tre condannati a un anno e sei mesi

Giovedì 21 Novembre 2019 di Remo Sabatini
Il lupo ucciso e appeso alla pensilina a Coriano (immagini pubblicate da Leggo e Rimini Today)
Tutti condannati gli uccisori del lupo di Coriano. Lo ha deciso il tribunale di Rimini. Così, dopo poco più due anni dal fatto e a seguito della richiesta di patteggiamento, il titolare 83enne di una azienda agricola, suo figlio (43) e un dipendente di 38 anni, sono stati condannati rispettivamente a un anno e sei mesi di reclusione, 9 mesi e un anno con la sospensione della pena.

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Tutto era iniziato il 4 novembre del 2017 quando, in località Ospedaletto di Coriano, nel riminese, alle prime luci del giorno, veniva trovato un lupo morto e appeso per le zampe, all'interno di una pensilina di una fermata del bus. La notizia della macabra scoperta e soprattutto quelle drammatiche immagini, riprese anche dagli sparuti passanti di quella fredda mattina novembrina, in un attimo fanno il giro del paese dove, increduli, tutti si chiedono chi possa essere stato a compiere un gesto così crudele. Le indagini partono immediatamente.

Nel frattempo, la notizia, si è diffusa ben oltre il territorio provinciale e le associazioni animaliste chiedono a gran voce, giustizia. Così, dopo poco, si arriva all'individuazione dei responsabili ai quali verranno contestati, per quanto concerne il lupo, i reati di uccisione di animali, furto venatorio aggravato e l'uccisione di esemplare di specie protetta. Con riferimento all'azienda agricola invece, della quale il più anziano è titolare, i reati di macellazione abusiva, maltrattamento degli ovini, perchè uccisi senza lo stordimento, e abbandono di pelli, carcasse e interiora. Dopo la sentenza, la reazione delle associazioni non si è fatta attendere.

Tra le altre, quella della LAV che, per bocca del responsabile Animali Selvatici, Massimo Vitturi, ha evidenziato come troppo miti le pene inflitte. "Accogliamo l'esito di questa sentenza, ha detto, con parziale soddisfazione. Infatti, ha proseguito Vitturi, se da un lato la richiesta di patteggiamento, conferma le responsabilità degli imputati, dall'altro, l'entità delle pene risulta minima, specie per reati di questa gravità, anche alla luce della necessità di dare un messaggio deciso, contro ogni possibile emulazione". © RIPRODUZIONE RISERVATA

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