Cinquantamila levrieri spagnoli uccisi ogni anno: i cacciatori li bruciano vivi e li gettano nei pozzi

Mercoledì 13 Marzo 2019 di Remo Sabatini
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Il salvataggio di uno dei cani galgo gettati in un pozzo.
(immagine di Guardia Civil)
C'è una strage silenziosa che, di anno in anno, si ripete e che significa la morte di decine di migliaia di cani che "non servono più".
Sempre uguale a se stessa, la carneficina è alimentata da cacciatori senza scrupoli che, dopo la stagione di caccia, decidono di liberarsi dei propri cani, con metodi talmente barbari da risultare difficili persino da immaginare.

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Sì, perchè come si possa riuscire a concepire di buttare un cane in un pozzo, cospargerlo di benzina ed accendere il fiammifero, è un mistero degno della criminologia forense.
Fatto sta, però, che è proprio ciò che accade in Spagna. A denunciare quella che ormai, per qualcuno sembra essere routine, l'organizzazione SOS Galgos che, da tempo, si occupa di recupero e protezione di questi poveri animali.

I levrieri spagnoli (galgos) almeno a giudicare dai numeri, sembrano essere la razza principale impiegata nella caccia, in quel Paese. Stimati in oltre 200mila, tra allevatori e cacciatori, i cosiddetti galgueros arrivano a possedere fino a dieci cani ognuno e, fatti due conti, è facile constatare quanto il fenomeno sia diffuso. 
Quello che risulta difficile da comprendere invece, è il numero dei levrieri che, una volta terminata la stagione di caccia, è abbandonato, gettato in un pozzo, impiccato, bruciato o semplicemente fatto sparire.
50mila ogni anno, sembra essere la stima più accreditata e denunciata da organizzazioni come SOS Galgos.
Una specie di macabra selezione operata da taluni cacciatori che, di volta in volta, eliminano gli esemplari meno capaci o che non servono più, tanto che la vita media di questi cani, è stimata tra i 3 e i 5 anni soltanto.
Selezionati sin dalla nascita, i levrieri spagnoli, così come altre razze utilizzate nella caccia, devono passare tutta una serie di selezioni imposte dai loro padroni.

Dal fiuto, che deve essere eccezionale, fino alla corsa più veloce del vento, indispensabile per riuscire a catturare una lepre, il loro destino è comunque segnato.
Anche dovessero rivelarsi dei fenomeni infatti, la loro aspettatìva di vita sarebbe di pochi anni più lunga degli altri che, dentro un pozzo o appesi ad un albero già da un pezzo, non hanno avuto la fortuna di impressionare più di tanto.
"Cerchiamo di salvare più esemplari possibile, scrive sulla sua pagina Anna Clements di SOS Galdos, e ogni giorno abbiamo a che fare con tantissimi casi di abbandono o di ritrovamento. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti per salvare i galgos nella speranza che questa strage possa avere fine al più presto".
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