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Roma, il Bioparco sfratta le otarie e la sindaca azzera il Cda

Una otaria
di Francesco Pacifico
4 Minuti di Lettura
Venerdì 19 Febbraio 2021, 11:06 - Ultimo aggiornamento: 11:13

È costato caro agli ex consiglieri ribelli del Bioparco il tentativo di mandare al delfinario di Malta le due otarie ospitate nella vasca dei pinguini. Cioè all’estero, nell’impianto dove uno di loro era anche amministratore. Virginia Raggi, azionista attraverso il Comune con il 51 per cento, li ha “licenziati”: e tanto basta per capire che gli animali resteranno a Roma.

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Martedì sera, con un’ordinanza sindacale, Raggi ha rimosso il Cda dell’ex zoo, per poi recuperare solo il presidente Francesco Petretti, che si era opposto al trasferimento dei due pinnipedi: «Ci sono tutte le condizioni per tenere questi animali a Roma, l’avevo spiegato anche alla sindaca». A farne le spese sono stati Flegrea Renata Bentivegna, Ugo Mereu e Sara Fioravanti. Al loro posto il Campidoglio ha scelto Andrea Ciannavei, storico avvocato del M5S impegnato per esempio nelle cause intentate dagli espulsi del Movimento; Chiara Grasso, etologa e guida naturalistica in Paesi e paesaggi estremi come le savane africane; infine Edoarda Sanci, legale che la sindaca aveva voluto già con sé come consulente anche Raggi quando aveva la delega ai rifiuti. Confermato come presidente Petretti, biologo e ornitologo di fama internazionale.
La prima cittadina è intervenuta dopo uno stallo in atto da mesi nel Cda del Bioparco, che non riguarda soltanto le destinazione delle due otarie. Anche se questa vicenda, oltre a essere la più eclatante, è quella che ha maggiormente infastidito il Campidoglio. 


Come detto i consiglieri si sono spaccati sul futuro dei due animali, arrivati a Roma due anni fa dopo una donazione e finora ospitati nella vasca delle foche. Un ambiente, a detta di tutti, certamente non consono per garantire loro il giusto habitat. Ma su come risolvere la questione, le parti in causa hanno messo sul piatto soluzioni opposte, inconciliabili. 


Infatti il 14 dicembre scorso si è registrato in Cda un blitz che ha messo in minoranza il presidente: passa con 3 voti su cinque una determina che prevede il trasferimento delle due otarie nel parco acquatico di Malta. Al testo vengono allegati una serie di pareri tecnici e una sfiducia all’ornitologo. 
Il quale, invece, aveva e ha un’idea diversa: tenere a Roma e ospitare i pinnipedi nella vecchia vasca dove un tempo sguazzavano gli orsi polari, dopo aver fatto tutti i lavori necessari. Un’ipotesi insostenibile per gli altri componenti del Cda.


La questione è andata avanti tra dispetti e carta bollata per giorni, poi - siamo a inizio gennaio - tutti gli attori in campo si sono rivolti alla sindaca, segnalano lo stallo e minacciano a vicenda le dimissioni. Il tutto mentre il Bioparco riapre al pubblico con non poche difficoltà: visto il Covid gli ambientalisti hanno denunciato poca cura degli animali; con il dimezzamento degli incassi, mancano all’appello 240 milioni e sono stati anche a rischio gli stipendi dei dipendenti; senza dimenticare le difficoltà nella programmazione degli eventi, che scontano le regole di distanziamento. 

Il Comune prima ha garantito i fondi necessari per ripianare i debiti (ha versato circa cinque milioni di euro soltanto nel 2020, due in più rispetto a quanto previsto), poi ha messo la parola fine alla guerra delle otarie. Gli animali, a differenza dei consiglieri, possono restare nella Capitale. Anche perché scende in campo direttamente il Dipartimento Ambiente capitolino a chiudere le querelle: non solo il viaggio potrebbe essere troppo rischioso per gli animali, ma sancisce anche che i lavori progettati da Petretti sono fattibili e neanche troppo costosi (26mila euro). Risultato? Da allora passa un mese, poi arriva la mannaia di Virginia Raggi sotto forma di ordinanza sindacale, a scapito dei consiglieri ribelli. Le otarie - per ora - non si muovono da Roma.

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