Balene malate in carcere, appello di DiCaprio e milione di firme per liberarle

Venerdì 15 Marzo 2019 di Remo Sabatini
Balene malate in carcere, appello di DiCaprio e milione di firme per liberarle. Un esemplare di Beluga (foto adnkronos)

Non sono bastate tutte quelle firme, oltre un milione, raccolte per liberare le balene detenute illegalmente in un'aera della Russia del nord dalla metà dello scorso anno. Nemmeno l'accorato appello di Leonardo DiCaprio che, con la sua fondazione dedicata alla salvaguardia dell'ambiente era intervenuto sulla faccenda, sembra aver avuto buon fine, almeno finora.

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Le balene, infatti, sono ancora lì. Rinchiuse in piccoli recinti di nove metri per 25, ammucchiate l'una sull'altra come fossero pesci rossi in un acquario di quelli che trovi al luna park, gli animali continuano a mal sopportare la detenzione ed il gelo di quelle acque, senza avere nemmeno quello spazio minimo per muoversi, necessario a combattere l'ipotermia, e la noia. 11 orche, 87 beluga e 5 trichechi, catturati nel Mar del Giappone, sono il triste bottino di chi aveva pensato bene di arricchirsi vendendo gli animali al mercato cinese di delfinari e acquari.
Con prezzi da capogiro, si pensi che una sola orca viene venduta ad un prezzo medio che oscilla tra i 2 e i 7 milioni di dollari, i carcerieri, fatti due conti, sarebbero diventati milionari in un batter d'occhio.
D'altronde, tutto sembrava procedere per il meglio se non fosse stato per quello stramaledetto drone che, mesi fa, aveva filmato quelle strane recinzioni in mare, ponendo fine ai loro sogni di gloria.
Nel frattempo, mentre la protesta internazionale aveva cominciato a montare, anche l'inverno, che da quelle parti non è per niente clemente, si era fatto sentire, congelando quelle "celle" improvvisate, reclusi compresi.
Già dal novembre scorso, poi, si era iniziato a sospettare di qualche animale che, esposto al gelo ed impossibilitato a muoversi, non fosse riuscito a sopravvivere allo stress. All'appello mancherebbero un'orca e tre beluga.
Anche per questo, gli occhi puntati sulla struttura, si erano fatti più attenti e pressanti.

Così, se da una parte, anche grazie all'interessamento di personaggi come Di Caprio e Pamela Anderson, si era riusciti a bloccare la vendita dei mammiferi agli acquari, oggi la situazione sembra essere ad un punto di stallo.
Con gli acquirenti cinesi da una parte che, come dichiara RadioFreeEurope, avrebbero anticipato grosse somme di denaro per assicurarsi alcuni animali, e la grande esposizione mediatica esplosa nei mesi scorsi, dall'altra.
Nel frattempo, mentre si decide il da farsi, gli animali non se la passano troppo bene. Veterinari e biologi che hanno avuto modo di osservare i mammiferi detenuti, riferiscono di molti esemplari malati.
Inoltre, un altro problema non da poco si è presentato agli esperti. Catturati a migliaia di chilometri dal luogo dove sono detenuti e perso, ormai, il contatto con le proprie famiglie di appartenenza, una volta che dovessero essere finalmente liberati, di quegli animali, cosa ne sarebbe? Riuscirebbero a sopravvivere?
Le difficoltà di questa vicenda sembrano infinite e con mille interrogativi cui dare risposta in tempi brevi.
Di certo c'è che, a chi li ha catturati, ai carcerieri così come ai possibili acquirenti che pensavano già al prossimo pienone, di problemi come questi non importa proprio niente.

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