Balene intrappolate in acque basse in Nuova Zelanda: corsa contro il tempo per salvarle

Lunedì 19 Ottobre 2020 di Remo Sabatini
Alcune delle balene pilota rimaste spiaggiate (immagini pubbl da Project Jonah New Zealand su Fb)

Sono rimaste lì a decine, all'asciutto, in mezzo ai banchi di sabbia creati dalla bassa marea che le ha sorprese. Questo, il drammatico scenario che si sono trovati di fronte le squadre di soccorso intervenute sul posto. Così, come illustrato dalle immagini diffuse sui social da Project Jonah New Zealand, una delle associazioni ambientaliste intervenute immediatamente sul posto, si è continuato a lavorare per giorni per cercare di salvare più esemplari possibile. Tutto era iniziato alla fine della settimana scorsa quando il Ministero della Conservazione neozelandese aveva lanciato l'allarme: un grosso pod (un branco) di balene pilota, era rimasto intrappolato lungo la costa nell'area di Coromandel, cittadina della regione Waikato, nell'isola del Nord.

La marea, evidentemente, doveva avere sorpreso il gruppo composto da una quarantina di esemplari che ormai, completamente all'asciutto non aveva via di scampo. A quel punto, una volta scattata l'emergenza e con i soccorritori al lavoro, la priorità era quella di manterenere i cetacei bagnati così da evitare la disidratazione mentre si tentava l'impossibile. Approfittando della successiva marea, si sarebbe tentato di riportarli in qualche modo in acque più profonde. Nonostante i tentativi, però, diversi globicefali, una ventina, non sarebbero sopravvissuti. Una strage che sarebbe potuta rivelarsi ben più grave se, successivamente, non si fosse riusciti a sospingere il resto degli esemplari in acque più sicure e finalmente profonde. Così, mentre ci si interroga sulle cause dell'ennesimo spiaggiamento di massa, torna alla mente l'ultimo episodio che aveva visto coinvolti centinaia di globicefali sulla costa occidentale dell'isola australiana di Tasmania avvenuto il mese scorso e che aveva significato la morte di ben 380 esemplari. 

 

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