Il maritozzo: dalla leggenda di San Valentino alle versioni salate e dolci

Il maritozzo: dalla leggenda di San Valentino alle versioni salate e dolci
di Andrea Febo
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Sabato 24 Novembre 2018, 13:11 - Ultimo aggiornamento: 13:23

Il dolce più antico di Roma, che al netto della tradizione ebraica ha scarsa tradizione nella pasticceria, un tempo l’unico vezzo concesso al palato durante la rigida Quaresima. Una pagnottella che nasce come pasto d’emergenza nelle lunghe giornate fuori casa dei pastori.

Farina, uova, miele, burro e sale, questo l’impasto base poi impreziosito con uvetta e canditi; il “quaresimale” per l’appunto, che nella storia a subito evoluzioni leggere ma mai stravolgenti. Se non per il contenuto che oggi lo farcisce mescolandosi tra pasticceria e cucina.

La leggenda, una delle tante, dice che il primo venerdì di Marzo (l’odierno S. Valentino) i giovani in cerca di moglie regalavano questo dolce alle proprie future spose, nascondendo spesso all’interno dell’impasto un anello. Venivano decorati con lo zucchero a disegnare due cuori intrecciati. Da qui il nome burlesco di “Maritozzo”, ma se ne trova anche una in cui erano le giovani donne in cerca di marito a regalarne uno al rampollo di paese, mettendo quest’ultimo nella condizione di prendere moglie scegliendo il migliore tra i tanti ricevuti.

Artisti, poeti, cantautori e letterati hanno decantato questo dolce che non ha mai smesso né di rappresentare Roma, né di essere goloso. Sempre un po’ di più.

"Me stai de fronte, lucido e 'mbiancato, la panna te percorre tutto in mezzo, co 'n sacco de saliva nella gola, te guardo 'mbambolato e con amore. Me fai salì er colesterolo a mille, lo dice quell'assillo d'er dottore, ma te dirò, mio caro maritozzo, te mozzico, poi pago er giusto prezzo! (Ignazio Sifone, Ode ar maritozzo, Garbatella, 1964)".

Oggi lo troviamo nella sua ricetta classica, ovvero senza l’uvetta quaresimale, in una serie di versioni che riesce a far giocare le gastronomie di ogni livello. Tra le varietà dolci vince sempre quella con la panna e qui va abbattuto il preconcetto delle millemila calorie, perché una buona panna fresca e un impasto leggero cotto al forno, rimangono lo sfizio migliore in rapporto gusto/linea.

A seguire possiamo trovarlo con una spuma di latte al caffè, con una chantilly leggera al limone, fino a quello ideato dall’Ambasciatrice del Gusto Cristina Bowerman che lo ha farcito con del gelato alla crema di nocciole e per poi ricoprirlo di panna e praline colorate di cioccolato.

Le versioni salate non sono da meno e ci si gioca facile la tradizione, scoprendoli ripieni di coda alla vaccinara, baccalà e puntarelle, alici e burrata, fino all’estro (sempre della Bowerman) di una maionese al miso, con sarda affumicata e panna al lime.


È bello riscoprire un prodotto artigianale che stava sparendo e Roma lo fa consacrandone le origini con un evento, il Maritozzo Day, che per il secondo anno mette al centro questa pagnottella dal consenso universale.

Il 1° dicembre 2018, a Roma, partirà una vera e propria maratona “porte aperte” che vede coinvolti più di quaranta artigiani in tutta la Capitale, tra pasticceri e Chef di ristoranti Stellati Michelin, che produrranno maritozzi di ogni forma e sapore, offrendoli grazie a dei coupon gratuiti.

Un dolce per grandi e bambini che attraversa la storia e le generazioni in maniera trasversale, con gusto.

 

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