Covid, cala lo spreco di cibo: al via l'ottava edizione della Giornata nazionale

Covid, cala lo spreco di cibo: al via l'8a edizione della Giornata nazionale sullo spreco alimentare
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Mercoledì 3 Febbraio 2021, 17:53

Il 5 febbraio è la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Al via l'8a edizione dell'evento, che in tempo di Covid assume una importanza maggiore: sembra infatti che nel 2020 - in Italia - siano finiti nella spazzatura "solo" 27 kg di cibo a testa (cioè 529 grammi a settimana), l’11,78% (3,6 kg) in meno rispetto all'anno precedente. Un calo che ha permesso di salvare 222.000 tonnellate di cibo, con un risparmio di circa 6 € pro capite. Vale 6 miliardi e 403 milioni lo spreco alimentare domestico nazionale, mentre raggiunge addirittura i 10 miliardi considerando le perdite legate alla lavorazione e distribuzione. I nuovi dati del cosiddetto «caso Italia» sono stati raccolti da Waste Watcher International Observatory in collaborazione con l'Università di Bologna e la società spin-off accreditata Last Minute Market. I dati sono forniti da Ipsos. L'evento inizierà alle 11.30 in live streaming: interverrà anche il vicedirettore generale Fao Maurizio Martina. La diretta sarà trasmessa al link: 5 febbraio 2021 ore 11.30 Stop food waste. One health, one planet - YouTube. Ulteriori dettagli sul sito Sprecozero.it.

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I dati

Lo studio dimostra che gettiamo 20 grammi di pane a settimana (1 kg all’anno), mentre la frutta resta in vetta alla hit del cibo più sprecato con 37 grammi settimanali (quasi 2 kg ogni anno, pro capite). Si registrano maggiori perdite al Sud - con una percentuale del 15%, cioè 600 grammi a settimana - e nei piccoli centri. Più virtuose le città rispetto ai piccoli comuni, come più virtuosi sono i single rispetto alle famiglie con figli. E ancora: da un'analisi ottenuta in collaborazione con Conai  emerge che ci affidiamo agli imballaggi per provare a sprecare di meno. Nell'arco di un anno di uscite contingentate, li abbiamo usati per cercare informazioni sulla scadenza (57,4%) e sulle modalità di conservazione (43%), ma anche sul conferimento in raccolta differenziata (28,6%).

Inoltre il 70% degli italiani sarebbe disposto a pagare di più per una confezione capace di conservare più a lungo i prodotti. La spesa si fa per lo più una o due volte a settimana: è così per 7 italiani su 10 - ossia il 69% degli intervistati - e c’è una netta consapevolezza sull’importanza di investire qualche euro in più per la qualità: questo è il comportamento di 1 italiano su 3 (il 33% degli intervistati), mentre il 60% ha un atteggiamento pragmatico: si ricerca il miglior rapporto costo/qualità. Pochissimi - meno del 5% - vanno sistematicamente in cerca del ribasso.

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Per prevenire lo spreco, la tecnologia sembra tuttavia impattare ancora poco, rispetto alle strategie di «buon senso»: il 41% degli italiani privilegia l’acquisto periodico di prodotti a lunga scadenza e quello frequente di prodotti freschi, mentre il 39% si concentra nell’organizzazione di frigorifero e dispensa, il 37% sceglie di acquistare prodotti in piccolo formato e più di 1 italiano su 3, il 36%, compila sistematicamente una lista della spesa basata sul menu settimanale. L’87% non si formalizza sulla scadenza e - se il cibo è conservato bene - lo consuma anche 24 ore dopo il suo teorico deperimento.

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Gli altri Paesi

Dallo studio emerge che l’Italia è fra i Paesi piu’ sensibili allo sviluppo sostenibile e al tema spreco, dopo la Cina e la Corea. Peggio la Francia e la Germania, gli Stati Uniti e il Canada, generalmente più «disattenti». L’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale del 5 febbraio, ha spiegato che «dalle loro case e dalle cucine, reduci dai mesi di lockdown e distanziamento, gli italiani lanciano un’Opa sul loro futuro. La tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, che a livello nazionale e globale gioca la parte del leone con un’incidenza del 60/70% sullo spreco di filiera, si conferma saldamente in questo primo scorcio del 2021», ha dichiarato Segrè.

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Che poi ha concluso: «Colpisce l’attenzione degli italiani al tema: l’85%, quindi una percentuale quasi plebiscitaria, chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende ad associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito all’aumento della povertà generato dalla pandemia covid 19».

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