Amatriciana, le battaglie del sindaco Fontanella: denunciati politici e grandi aziende fino alla vittoria del marchio Dop-Igp

Venerdì 26 Marzo 2021 di Emanuele Laurenzi
Amatriciana, le battaglie del sindaco Fontanella: denunciati politici e grandi aziende fino alla vittoria del marchio Dop-Igp

Il sindaco Antonio Fontanella amava Amatrice e ne difendeva la storia senza paura di scagliarsi contro grandi aziende e contro tutti coloro, politici di rango compresi, che non trattavano con rispetto l'amatriciana. Domani, 27 marzo, alle 14.30 al campo sportivo comunale sarà possibile salutare per l'ultima volta il 70enne primo cittadino durante il funerale officiato dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili. Ed è in queste ore che sono riecheggiate le battaglie che Fontanella aveva combattuto per rendere merito al piatto la cui importanza, anche grazie al suo impegno, è stata di recente finalmente riconosciuta. Una medaglia che sul suo petto è giusto appuntare insieme alla determinazione di questo suo ultimo mandato per accelerare la ricostruzione post terremoto.

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LA STORIA

«Mettiamo alla prova il nostro sugo all’amatriciana e lo facciamo assaggiare… ai romani». Correva l’estate del 2002, quella in cui ancora ci si confondeva tra tra lira e euro, quando la Star decise di lanciare con questo slogan un nuovo sugo pronto.  «Bene, vi stavo chiamando io - rispose al telefono Fontanella, chiamato dalla redazione di Rieti del Messaggero -  Sto preparando la querela contro la ditta che produce quel sugo». Poco più di cinquant’anni all’epoca, primo cittadino di Amatrice eletto per la prima volta nel 1995 e riconfermato nel 1999 (all’epoca la carica era di 4 anni) prima della nuova elezione del 2019, Fontanella aprì quel giorno una battaglia durata ben 18 anni per il riconoscimento ufficiale di un piatto che ha fatto la storia della cucina italiana nel mondo.

 

«Che c’entrano i romani con l’amatriciana? E vogliamo vedere che cosa ci mettono in quei barattoli?» si agitava il sindaco in quell’estate. «L’amatriciana agli amatriciani» o, per essere più precisi, «l’amatriciana come la fanno gli amatriciani, coloro che l'hanno inventata». Fontanella risvegliò l’orgoglio degli amatriciani e dei reatini. «In principio era unto e cacio» spiegò raccontando, insieme a quelli della pro loco di Amatrice, la storia di quella pasta che affondava le radici nel medioevo: cibo povero, del quale si nutrivano i pastori, che condivano gli “antenati” degli spaghetti con i cosiddetti “scarti” dei prodotti più nobili derivati dalla pastorizia e dall’allevamento. La gricia, che molti chiamano amatriciana in bianco, nacque da questa base e la storia ne colloca il luogo di origine a Grisciano, frazione di Amatrice. Il pomodoro, quello della ricetta finale, arrivò qualche secolo dopo.

AL TG1
 

La battaglia era cominciata e fu rilanciata a fine agosto, ai microfoni del Tg1 in occasione della Sagra degli spaghetti che prima del terremoto del 2009 portava ad Amatrice  oltre 40mila persone da tutt'Italia nel finesettimana di Ferragosto. Nell'estate del 2002 Fontanella venne intervistato insieme a Rufino Battisti, cugino del cantautore Lucio, compianto ex assessore provinciale alla Formazione e pubblica istruzione, che proprio ad Amatrice pochi giorni dopo inaugurò la sezione della scuola alberghiera.

L’obiettivo di Fontanella e della pro loco era quello di fermare certi scempi, perché gli scaffali dei supermercati erano pieni di oltraggi all’amatriciana. Da una parte si chiedeva il rispetto della ricetta originale, dall’altra il riconoscimento territoriale della ricetta, perché nessuno dicesse più che il giudizio sulla vera amatriciana spettava ai romaniche pure devono agli amatriciani alcuni dei ristoranti più quotati della capitale.

«La tradizione — spiegavano nel settembre del 2002 il sindaco Fontanella e il presidente della Pro Loco, Piergiuseppe Monteforte, storico dell’amatriciana —  è dalla nostra parte e vorremo aprire un dialogo con l'azienda: allo stato attuale l'amatriciana non è infatti ancora registrata, non ha un marchio doc o dop, né la certificazione di specificità regionale prevista per le ricette. Per questo diventa difficile, per quanto sacrosanto, protestare contro la composizione del prodotto e combattere una battaglia come quella vinta dal comune di Genova per il pesto».

Ma quello spot, in fin dei conti, era solo l’ultimo dei problemi, perché di cose da puntualizzare ce n’erano fin troppe. «Sulle etichette dei sughi all’amatriciana delle varie aziende — spiegavano con un misto di collera e di passione — si leggono fin troppi ingredienti “blasfemi”: pancetta (invece del guanciale) ma anche aglio e cipolla e odori assortiti. In realtà la ricetta originale prevede solo pomodoro e guanciale, con l’aggiunta di una bella dose di pecorino amatriciano».

Di fronte a tanto clamore la multinazionale dell’alimentare, all’epoca, si limitò a replicare con una nota dell’ufficio stampa in cui si limitò a spiegare che «prendeva atto della situazione». La pubblicità sparì lentamente dalla televisione, ma il fronte aperto da Fontanella fu il primo passo che, ben 18 anni dopo, ha portato l’amatriciana all’iscrizione nel Registro europeo delle Denominazioni d’origine e Indicazioni geografiche (Dop-Igp) e Specialità tradizionali garantite (Stg), datata marzo 2020.

ARRIVA PURE IL TONNO


Prima di quella soddisfazione, però, lo stesso Fontanella dovette avviare un’altra battaglia. Se il 2002 se n’era andato con il ricordo della contestata pubblicità, il 2003 si aprì all’insegna di un altro affronto: il “tonno all’amatriciana”. A gennaio le scatolette della Rio Mare cominciarono ad essere reclamizzate in uno spot con l'attore Pino Insegno: l’abbinamento non era accettabile dalle parti di Amatrice. Non per il gusto, ché ognuno ha il suo, ma l’etichetta recitava ingredienti poco o punto allineati con la tradizione: pancetta affumicata, aromi, pepe verde, prezzemolo. Come la prese Fontanella? «Ahimé - commentò laconico - Amatrice sta a mille metri, in mezzo alle montagne. Viene da sé che l'amatriciana è una ricetta montana che nulla ha a che vedere col pesce. Pesce di mare, per di più. Sia chiaro: mica sono contro le contaminazioni, ci mancherebbe, ma allo stesso tempo dobbiamo difendere la nostra secolare tradizione: entro la fine di quest'anno, lo speriamo tutti, arriverò il riconoscimento di ricetta a specificità territoriale garantita».

Come detto ci vollero ben più di 12 mesi per ottenere quella giustizia che, alla fine arrivò. Il tonno all’amatriciana, invece, ci mise molto meno a sparire dalla circolazione e oggi è difficile “pescarlo” anche nella rete googlandone il nome.

 

I POLITICI 


Antonio Fontanella lascia alla storia anche una importante battaglia linguistica, forse persino più importante di quella culinaria. Fu lui il primo sindaco a bacchettare chi usava il termine “amatriciana” in accezione negativa. Molti pensano sia stato Sergio Pirozzi ad aprire questo fronte: l’attuale consigliere regionale, però, fu il secondo a percorrere questa strada. Chiedere a Marco Follini che, sempre nell’anno domini 2002, quando era un esponente di spicco del CCD poi confluito nell’Udc di cui divenne Segretario, durante un’intervista in cui parlava della politica nazionale ebbe l'idea di usare l'espressione «giustizialismo all’amatriciana». Proprio come fece con la multinazionale dell’alimentare, Fontanella alzò il telefono e tuonò contro tutti coloro che usavano l’aggettivo "amatriciano" o "amatriciana" in modo dispregiativo. Follini non potè far altro che registrare la lamentela e, come chiesto dallo stesso Fontanella, scusarsi. Non fu il primo, non fu neppure l’ultimo a usare quel modo di dire. Ma quella presa di posizione del compianto sindaco ebbe il merito di segnare il confine tra il prima in cui tutto era permesso e il dopo in cui c’erano delle regole di rispetto essenziali. Mancherà Fontanella per quelle sue battaglie fondamentali nella sostanza e nella pietanza.
 

Ultimo aggiornamento: 20:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA