Lo sfogo di don Ennio Di Giovanni: «Confinato in una piccola parrocchia»

Lo sfogo di don Ennio Di Giovanni: «Confinato in una piccola parrocchia»
di Michele Narcisi
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Domenica 1 Novembre 2020, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 08:29

Amaro sfogo di don Ennio Di Giovanni, 70 anni, sacerdote che ha coordinato parrocchie di primo piano in Val Vibrata, in provincia di Teramo, e non solo. Ha svolto il suo apostolato per 23 anni a Torano Nuovo, per 11 a Mosciano Sant’Angelo con ultima sua missione in Vibrata, a Corropoli, sua città natale. Proprio a Corropoli ha trovato però grandi ostacoli e dissapori, fino a spaccare i fedeli: la metà con lui, con le sue idee e la sua operatività, il resto, invece, ancorato con le posizioni del vecchio parroco e tra i due - è risaputo - non correva buon sangue.

La più grande sfida di don Ennio fu cercare di creare una diocesi che riunisse tutti i comuni della Val Vibrata ora divisi in tre territori ecclesiali: Teramo- Atri, San Benedetto-Ripatransone e Ascoli Piceno. È stato anche promotore, insieme ad altri, di un Comitato per la difesa e la salvaguardia dell’ospedale di Sant’Omero. Oggi don Ennio, persona colta ed ex insegnante di religione al liceo di Nereto, è deluso. Dopo Corropoli, dove amava stare, è approd ato nella parrocchia di Villa Torre, nel Comune di Castellalto. Piccole parrocchie e un isolamento che gli pesa. Ben altre erano le ambizioni di un ecclesiastico che è stato molto vicino, anni fa, a diventare vescovo. «Mi sento deluso per questa mia collocazione, che è sicuramente se non punitiva comunque limitativa - dice don Ennio - mi sento chiuso in una realtà che non mi appartiene. Ho anche chiesto al vescovo di rimanere fermo un anno, ma non mi è stato concesso. Nulla contro i fedeli, che anzi si comportano in maniera impeccabile». Ma la critica non riguarda soltanto la sua collocazione, la sua marginalizzazione ma il suo “mondo”.

«Dopo aver realizzato tante opere, come ad esempio quattro case parrocchiali e due musei d’arte a Torano e Mosciano, mi trovo a dirigere una piccola realtà» dice don Ennio che affonda sulla curia teramana: «Manca unità tra noi preti, il coordinamento lascia a desiderare. Non vediamo prospettive di crescita spirituale davanti a noi. Ci vorrebbero azioni sinergiche e solidaristiche più efficaci, più in sintonia con i tempi bui che stiamo vivendo. Serve un coordinamento e un raccordo più efficace tra tutte le parrocchie. Mi sento molto vicino al vescovo di Ascoli Piceno, che ha anche diretto la diocesi dell’Aquila, il mio amico monsignor Giovanni D’Ercole, che, insoddisfatto, ha deciso di lasciare l’incarico per andare in missione in Africa».
 

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