Malata di tumore corre sei maratone in sei mesi: «Voglio vivere e portare positività»

Malata di tumore corre sei maratone in sei mesi: «Voglio vivere e portare positività»
di Stefano Dascoli
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 17:46

CHIETI - È ancora profondamente legata alla sua città natale, Chieti, Cristiana Di Pietrantonio, la 56enne malata di adenocarcinoma polmonare che continua a correre le maratone in giro per l'Italia. «Sento ancora via chat i compagni della scuola elementare e anche quelli del liceo Masci» dice al Messaggero, prima di addentrarsi in un racconto che emana una forza straordinaria.

La voce, al telefono, è ferma, decisa, persino baldanzosa, quasi irridente. Di corsa e poi la chemio. Ancora controlli e poi di nuovo per strada. Sfidando la fatica e questa zavorra che sarebbe insostenibile per tutti, ma non per lei.

«Ormai mi gestisco bene - dice - ho imparato che nel momento in cui vedo che il respiro diventa leggermente più affannoso mi fermo e cammino. Gestisco così le mie gare e le mie fatiche». «Ho voglia di sorridere, di portare positività a tutti, di continuare a vivere» chiarisce subito.

Pochi giorni fa ha tagliato il traguardo della 150ª maratona portata a termine, quella di Ravenna, la sesta negli ultimi sei mesi. Doveva restare entro le 6 ore e 30 previste, ci è riuscita con 10 minuti di anticipo.

E così la sua storia ha fatto il giro d'Italia: «I miei oncologi sono sbalorditi, la mia situazione è ancora stabile come hanno evidenziato gli ultimi controlli, anche se so che posso morire da un momento all'altro: ho saputo strada facendo che il mio è il primo tumore per mortalità. E pensare che non ho mai fumato, non so davvero da dove sia arrivato».

È un fiume in piena Cristiana. Non conosce esitazioni o cedimenti. Cita la storia di Paolo Rossi e la malattia che lo ha portato alla morte, la stessa. Ma anche l'immunoterapia che sta affiancando alla chemio: «Mi dicono che sarà la medicina del futuro».

Cristiana ha abbandonato Chieti nel 2000, si è trasferita in Romagna, a Rimini, per motivi di lavoro. La passione per la maratona è nata per caso.

«Ho iniziato a correre in Romagna, quando tornavo dal lavoro la sera andavo al parco. Lì ho conosciuto camminatori che partecipavano a gare domenicali e allora ho deciso di provare. Poi ho conosciuto anche i super maratoneti e ho provato prima la 10 chilometri, poi la 21, infine la maratona. I medici non mi hanno detto nulla, pensavano solo che forse era un po' troppo stressante per il mio fisico. Se vedi che non è fattibile molla è l'unico avvertimento che ho ricevuto».

Oggi la patologia è stabile, permangono le due macchie nel polmone destre e quella a sinistra. Una patologia di cui si è accorta quando ha cominciato ad avere problemi respiratori, dal 2017, che furono classificati come asma.

«Mi dissero addirittura di smettere di correre, che quella era una malattia psicosomatica. Ma io continuavo a fare ogni maratona, anche se era sempre più difficile. Dopo la 100 chilometri del Passatore del 2019, portata a termine in 18 ore, non stavo bene. A quel punto mi sono imposta: Dovete dirmi che cosa ho. E dalla tac sono emerse le macchie».

C'è tempo per benedire il vaccino Covid e per un'altra sfida: «Io, paziente oncologica, sotto chemio e immunoterapia, ho corso 6 maratone in 6 mesi, una fatica che atleti normali non riuscirebbero a reggere. Non sono da Guinness dei primati?».

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