Trans sepolta con il nome da uomo, Luxuria: «Calpestata una scelta di vita»

Trans sepolta con il nome da uomo, Luxuria: «Calpestata una scelta di vita»
di Selenia Secondi
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Sabato 6 Giugno 2020, 08:37 - Ultimo aggiornamento: 09:33

L'indignazione si è accesa sui siti delle associazioni gay dopo che la famiglia di Alessia Ortense scomparsa il 4 giugno a Pescara a soli 46 anni, ha scelto di affiggere i necrologi con il nome maschile della trans,  ma con la foto di lei palesemente donna. «Accettare che un figlio decida di cambiare identità di genere è un gesto d'amore, di grande sensibità e di accettazione incondizionata. Se abbiamo la possibilità di scegliere in vita come essere seppelliti o quale rito funebre desideriamo in base alla fede religiosa, perchè non dovremmo poter scegliere anche come essere ricordate da chi veramente ci vuole bene? Ad Alessia è stata calpestato la sua scelta di femminilità».



E' stupita e dispiaciuta Vladimir Luxuria nel commentare l'episodio accaduto a Pescara. «Sul manifesto funerario c'è il nome da uomo, ma Alessia ,in vita, aveva scelto di vivere da donna – continua Luxuria - Anche a causa del ripetersi di vicende come queste, mi sto battendo in Senato per l'approvazione della futura legge contro la omotransfobia in discussione ora al Senato: dovrebbe rendere obbligatorio riconoscere l'identità di genere della persona anche per i riti funebri. Mi sto attivando con Alessandro Zan, primo firmatario di questa legge, per farlo comprendere. Questo è un atto di violenza perchè non si rispetta la volontà della defunta e dovrebbe essere punito chi si oppone ad una scelta di vita. E' una mancanza di pietas ed è la negazione della dignità di quelle persone che non scelgono di vivere in una identità diversa da quella di nascita per dispetto, ma perchè il richiamo non si può soffocare. Questo gesto è un atto di egoismo e di mancanza di accettazione da parte della famiglia che è davvero molto triste».

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E' la seconda volta in pochi mesi che accade: due mesi fa a Pompei, ora a Pescara. Due giovani vite spezzate accomunate da una scelta difficile e dallo stesso nome: la trans di Pescara scomparsa ieri si chiamava Alessia come quella deceduta due mesi fa a Pompei. Due casi di identità negata da famiglie che rifiutano di accettare , evidentemente, la realtà. «Nel manifesto funerario di Alessia Ortense tutte le espressioni sono declinate al maschile – sottolinea Vladimir Luxuria- ed è la grande contraddizione. Nel manifesto si parla di affetto della famiglia, ma al tempo stesso queste parole stridono contro la non accettazione della scelta di chi evidentemente in un corpo da uomo non ci poteva o non ci voleva stare». 

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