Tonio Fusco scrive la storia del papà, deportato e sopravvissuto ai lager

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Alessandro Ricci
Diventare papà, senza averne notizia, mentre si è prigionieri  in un campo di concentramento tedesco. Tentare più volte la fuga, essendo ai lavori forzati sotto i bombardamenti nella zona di Amburgo e si sopravvive con tozzi di pane e bucce di patate. Sognare una cara nipotina che annuncia la fine della guerra. E’ un racconto toccante, di grande storia che interseca la vita delle persone comuni, quello raccolto in Dedicato a mio padre-Lettere scritte dai campi di concentramento tedeschi, libro a cura di Tonio Fusco, 71 anni, funzionario Telecom in pensione di Pescara.

Lo scorso 27 gennaio, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno della memoria in programma a Palazzo di Città, la consegna della medaglia d’onore conferita ai familiari dei deportati nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943. In tre hanno ricevuto l’onoreficenza e fra questi Tonio Fusco, che ha raccolto le lettere e ricostruito la storia con dovizia e amore. Nato ad Anversa degli Abruzzi il 14 maggio del 1914, Mario Fusco si era trasferito giovanissimo a Pescara, per lavorare nel pastificio Spiga. Aviatore, fu richiamato alle armi il 12 ottobre del 1941 con destinazione Pinerolo, con il grado di Caporal maggiore. Nel febbraio del 1943 sposa Pasqualina Di Paolo, anche lei di Anversa, dove torna, mentre il marito rimane in Piemonte.

Ed ecco l’armistizio: «Quella giornata, che poteva rappresentare la fine della guerra, fu invece l’inizio di un periodo drammatico. Dopo qualche giorno, il 12 settembre - scrive Tonio Fusco nel libro - venne catturato dai tedeschi, lungo la Valle del Chisone, tra Pinerolo e Villar Perosa, dopo essere fuggito ad una prima cattura». Rifiuta di collaborare con la Repubblica di Salò o con tedeschi e viene caricato su un vagone bestiame e deportato in Germania. Quattro, cinque i campi attraverso i quali passa, senza mai smettere di inviare lettere alla moglie, rassicurandola sul suo stato e celando le condizioni disumane nelle quali era costretto. La moglie risponde ma le lettere non gli arrivano e non saprà, per esempio, che nel frattempo è diventato papà, essendo nata la figlia Rosita, il 5 aprile del 1944. La vedrà per la prima volta nell’agosto del 1945 quando finalmente torna in paese. «Il nome era stato scelto per ricordare una cara nipotina scomparsa prematuramente - commenta Tonio Fusco -. Papà la sognava spesso, lo rassicurava sulla fine della guerra. L’ultimo sogno il 20 aprile del 1945, viene liberato dagli Americani il 3 maggio e comincia il lungo viaggio di ritorno verso casa». © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Con la febbre in aeroporto non si finisce in quarantena

di Mauro Evangelisti

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma