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Supermercati con scaffali vuoti: «Psicosi guerra e speculazione»

Supermercati con scaffali vuoti: «Psicosi guerra e speculazione»
di Maurizio Di Biagio
4 Minuti di Lettura
Lunedì 14 Marzo 2022, 08:44

Cominciano a svuotarsi gli scaffali anche nei supermercati di Teramo. «È da venerdì scorso che è cominciata questa follia, la gente pare impazzita», dice alla cassa un giovane commesso intento a passare la merce allo scanner. Il rifornimento è veloce e rapido, ma malgrado ciò sugli scaffali si presentano vuoti dove fino a poche ore prima c’erano lievito, farina, olio di girasole, zucchero, alcune qualità di pasta ma anche scatolame. La guerra non si ferma, i prezzi del petrolio e gas aumentano: in tutto ciò s’innesta anche la speculazione. Nei negozi di abbigliamento sorge il timore che il rifornimento estivo possa slittare. In altri supermercati è iniziato il tetto agli acquisti e compaiono scritte del genere: «Farine, olio di girasole e lievito di birra max 5 pezzi».

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I pizzaioli e i ristoratori in genere sono allarmati soprattutto per la mancanza di olio di girasole, che per il 70% giunge dall’Ucraina, molto usato nel loro comparto. «Su tutto – dice il presidente dell’associazione a difesa dei consumatori Robin Hood, Pasquale Di Ferdinando – incide la paura degli eventi in Ucraina e lo sciopero dei camionisti. Cominciano a mancare nei punti vendita beni di prima necessità, assieme anche allo scatolame. Purtroppo questo fenomeno si innesta su una spirale di contingenza di aumento di prezzi che era già iniziato da tempo, ma gli ultimi incrementi non sono giustificati, come associazione avevamo già denunciato tale squilibrio, questo è anomalo perché i contratti per la merce e anche per gas e benzina erano stati firmati antecedentemente. Inoltre c’è da considerare che esistono sempre le scorte: evidentemente qualcuno specula. Si specula perché ad esempio il grano è già stoccato e quello di giugno dovrà ancora arrivare».

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Di Ferdinando chiede l’intervento dell’antitrust «poiché svolga indagini nei confronti di chi ne approfitta. Altro esempio: i fertilizzanti sono già stati stoccati, ma i loro prezzi continuano ad aumentare. Comunque c’è da osservare che appena aumenta di un po’ il prezzo del barile del petrolio aumenta tutto, una connessione che non deve esistere». Robin Hood mette in risalto come in tale contesto «con stipendi e pensioni bloccati le famiglie siano letteralmente strozzate: hanno già dato fondo ai loro risparmi e venduto ormai tutto l’oro che possedevano, resta solo la pensione e relativo accompagnamento a fare da ammortizzatore sociale. Non si possono sopportare questi aumenti». Ed è quasi psicosi. Dai social, infatti, i consumatori si dicono terrorizzati e, come riferisce Manuel, «nella trappola dell’ansia siamo andati tutti a fare rifornimento». Qualcun altro chiede l’intervento del Governo, del resto lo stesso presidente del Consiglio l’ha più volte dichiarato. Gabriele scrive polemicamente che «i veri sanzionati siamo noi». Non proprio consolatrice la situazione del pesce: i pescherecci di diverse marine in questi giorni si sono fermati per protestare contro il caro carburanti. L’effetto ovviamente è quello di trovare meno disponibilità di prodotti ittici.

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Federconsumatori fa sapere che è possibile recuperare alla coltivazione di cereali in Italia almeno un milione di ettari di terreno garantendo redditività alla coltivazione. Il rappresentante di prodotti alimentari, Luigi Di Liberatore, ha già notato che «le farine per pizza, fatte con grani italiani che prima costavano un 20% in più di quelli esteri, oggi iniziano a costare il 40% in meno». 

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