Morte sul lavoro, processo bloccato: la ministra Cartabia torna sul caso Teramo

Morte sul lavoro, processo bloccato: la ministra Cartabia torna sul caso Teramo
di Teodora Poeta
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Giovedì 20 Gennaio 2022, 10:01

La ministra Marta Cartabia è tornata a parlare del lungo processo in primo grado che si sta ancora celebrando a Teramo per la morte sul lavoro di Roberto Morelli, 32 anni, originario di Napoli, e lo ha fatto, ieri, proprio in apertura della sua relazione sull’amministrazione della giustizia con riferimento al principio della ragionevole durata del processo. La Guardasigilli ha riletto alcuni passaggi della lettera che quasi un anno fa, lo scorso 8 marzo, quando si era da poco insediata al Governo, Annunziata Cario, la mamma oggi 76enne di Roberto, le scrisse per raccontarle la vicenda di quel figlio morto quattro anni prima, con un processo in corso, ma in quel momento fermo a causa dei continui rinvii.

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E’ stata la stessa Cartabia, subito dopo, a telefonare a quella mamma per darle una parola di conforto e rassicurarla. «La verità è che prima dell’intervento della ministra il processo stentava a partire – dice Annunziata -, poi sono state fissate più udienze, ma oggi ci siamo fermati di nuovo. Noi viviamo tragicamente. Non ce la facciamo più». Roberto era l’ultimo di sei figli. Annunziata ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia. «Sono rimasta vedova un anno e mezzo prima della morte di Roberto – racconta ancora – Il giorno in cui ho saputo di mio figlio non ci potevo credere. Da allora è cambiato tutto. Noi vivevamo insieme, per me lui era un supporto importante anche economicamente. Noi vogliamo conoscere la verità, che in parte già sappiamo». Gennaro e Domenico, due fratelli di Roberto, parlano delle bugie che sarebbero state dette per nascondere l’esatta dinamica dell’incidente, quella che adesso si sta tentando di ricostruire a processo con l’incarico a un super perito ancora da nominare per accertare le eventuali responsabilità. Un processo in cui sono imputati in cinque, accusati, a vario titolo, di omicidio colposo, impedimento del controllo ma anche false informazioni al pubblico ministero. «Noi non ci fermeremo – dicono i fratelli di Roberto - Vogliamo che il processo a Teramo si concluda». E intanto mamma Annunziata ringrazia per l’ennesima volta la ministra Cartabia per averla citata ed essersi ricordata di lei, della sua lettera, «con la speranza – dice – che io possa vedere concluso almeno il primo grado».

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«Stavo guardando la televisione quando ho sentito, in diretta, la ministra fare di nuovo il nome di mio fratello e il riferimento alla lettera di mia madre – aggiunge Gennaro - Mi sono commosso, anche se vorrei che oggi non se ne parlasse più con il processo concluso e le condanne che noi ci aspettiamo, emesse». E invece, proprio la settimana scorsa l’udienza prevista è slittata a marzo per un impedimento del giudice. L’ennesimo giudice in questo dibattimento che proprio lo scorso novembre ha disposto una super perizia per ricostruire l’esatta dinamica della morte di Roberto, di fronte alle consulenze di parte che sono giunte a conclusioni contrapposte. Ma a quanto pare un consulente tecnico ha già rinunciato e prima ancora dell’incarico deve essere sostituito. È in un’azienda di Castelnuovo, la Metalferro, che il 29 maggio del 2017 Roberto è morto. Agli atti, oggi, c’è un’importante telefonata, già trascritta, tra il titolare della vittima, che quel giorno l’ha registrata, e un imputato.

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