Permessi per il figlio disabile: medico si rivolge al Tribunale e cita la Asl

Permessi per il figlio disabile: medico si rivolge al Tribunale
di Teodora Poeta
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Venerdì 16 Settembre 2022, 11:28 - Ultimo aggiornamento: 12:01

Ci sono storie di solidarietà sul lavoro ed altre, invece, che raccontano, al contrario, come proprio sul posto lavoro chi ha bisogno di sostenere un figlio disabile si possa ritrovare nell’impensabile condizione di trovare degli ostacoli. È ciò che è accaduto a un medico della Asl di Teramo che per vedersi riconosciuti i suoi diritti di papà di un bimbo fragile si è dovuto rivolgere al Tribunale. Una vicenda approdata anche davanti al difensore civico che per ben due volte, vista la delicatezza dell’argomento, ha sollecitato ad avere «un approccio più sostanziale della questione che formale».

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IL RICORSO Tutto nasce dall’esigenza di questo papà di dover seguire con particolare attenzione suo figlio Angelo (nome di fantasia, ndr), che oggi ha 22 mesi, affetto sin dalla nascita da seri disturbi dell’alimentazione, complicati da scarso accrescimento, dovuti ad una rara forma di ernia diaframmatica recidiva. Un bimbo al quale è stata riconosciuta la legge 104, ospedalizzato a lungo e già operato più volte. Entrambi i genitori, anche sua madre è un medico, hanno usufruito delle norme previste per l’assistenza ai figli minori con patologie e adesso proprio la mamma, dopo l’ultimo importante intervento chirurgico, si è dovuta assentare dal lavoro senza stipendio. Ma se per lei «c’è stata la solidarietà dei colleghi», così come ci racconta proprio il papà di Angelo, per lui le cose non sono andate esattamente nello stesso modo, tanto che per poter essere esonerato dal lavoro notturno è dovuto arrivare davanti ad un giudice attraverso un ricorso ex articolo 700 contro la Asl, ossia con una tutela d’urgenza. Questo perché, al contrario di quanto sostenuto dall’azienda sanitaria, nonostante il primario del papà di Angelo gli avesse in qualche modo detto che lo avrebbe esonerato dai turni notturni, si trattava comunque, così come chiarito dal giudice, di «una concessione priva del carattere della ufficialità da parte del direttore di unità operativa complessa, priva della garanzia di stabilità e di permanenza».

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LA PRESENZA PATERNA Nello specifico ci sono valutazioni da parte degli specialisti che hanno in cura Angelo in cui si dice che «in considerazione della sua complessità e fragilità, si rende indispensabile anche la presenza paterna ai fini di supportare e condividere con la madre il complesso accudimento del bambino». È per questo motivo che ormai da quasi due anni questo papà si è visto costretto a barcamenarsi per assentarsi dal lavoro. «Non ho mai voluto mettere in difficoltà nessuno dei miei colleghi», spiega. Questo perché tra le sue richieste c’era anche quella di poter usufruire delle ferie arretrate. «Una valutazione congiunta delle parti – si legge nella sentenza - che non può essere rimessa al giudice, in quanto dipendente da variabili di fatto che non possono essere decide e determinate ex ante con un provvedimento giudiziario». Le ferie, insomma, sono collegate alle esigenze di servizio dei reparti ed è per questo motivo che nel corso dei molti mesi il medico, nelle urgenze del figlio, è dovuto ricorrere al congedo straordinario, ai giorni di permesso per la legge 104, al congedo parentale e alle assenze per malattia del figlio. Recentemente Angelo è stato sottoposto a un nuovo intervento e adesso le sue condizioni di salute sembra che stiano migliorando molto. La strada è lunga, ma lui è forte e lo ha dimostrato sin da subito. E questo lascia ben sperare per un futuro più sereno per tutti.
 

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