Fratelli Ciaccia, il gip dissequestra le quote del Teramo calcio. Inutilizzabili le intercettazioni sul Superbonus

Fratelli Ciaccia, il gip dissequestra le quote del Teramo calcio. Inutilizzabili le intercettazioni sul Superbonus
di Teodora Poeta
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Venerdì 3 Dicembre 2021, 09:06 - Ultimo aggiornamento: 09:24

Dopo la scarcerazione dei fratelli Ciaccia, avvenuta a quarantott’ore dal fermo disposto dal pm della Procura capitolina, anche i loro beni sono stati dissequestrati. Ieri, infatti, un altro gip del tribunale di Roma non ha convalidato il sequestro milionario di beni riconducili ai due imprenditori, tra i quali anche il 60% delle quote del Teramo calcio da poco rilevate dai fratelli, di fatto, però, nelle mani di Massimo Chierchia quale amministratore delegato della Green sport con delega a presidente della società calcistica, pure lui indagato in questa inchiesta.

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E’ giovedì scorso quando la guardia di finanza di Teramo ha notificato a Davide Ciaccia, l’unico a trovarsi in città, era in albergo, la misura d’urgenza chiesta dal sostituto procuratore Francesco Paolo Marinaro. Misura notificata anche a suo fratello Mario, con entrambi trasferiti in carcere, ma tornati liberi dopo quarantott’ore. Un’inchiesta che ha portato al sequestro milionario di beni riconducibili, secondo gli inquirenti, proprio ai due fratelli Ciaccia, tra i quali, oltre alle quote del Teramo calcio, anche immobili di prestigio dislocati a Roma, Fiumicino e Alatri, tre hotel a Fiuggi; il complesso religioso Colle Monfortani a Roma; lo stabile nella Capitale che una volta ospitava il teatro delle arti e poi una Porche, una Jaguar, diverse Bmw, Mercedes e Audi. Sequestro che ieri, però, non è stato convalidato dal gip, così come il loro fermo, una settimana fa, perché mancavano i decreti di autorizzazione alle intercettazioni e perché non c’era il concreto pericolo di fuga. Un castello accusatorio che inizia a sgretolarsi prima ancora di poggiare le basi su solide fondamenta. Ma la Procura di Roma va avanti con le indagini ed è disposta a dimostrare che quella dei Ciacca era una truffa con i superbonus.

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E’ lo scorso 27 ottobre quando i due fratelli parlano di investire i rapporti con una banca «per monetizzare i superbonus fraudolentamente conseguiti» nella prospettiva di un nuovo cantiere in zona Tor San Lorenzo a Roma del valore di 54 milioni di euro.  Secondo la Procura romana, sempre stando alle intercettazioni, che non sono utilizzabili perché mancano i decreti di autorizzazione o per lo meno non sono stati messi a disposizione dei gip, i Ciaccia avrebbero avuto intenzione di andare all’estero «per evitare ulteriori conseguenze giudiziarie e poi trasferirsi con le ingenti risorse accumulate, segnatamente in Florida, dopo 13 anni di formale residenza nel Principato di Monaco» (questo Massimo, ndr). Ma è stato anche il gip di Teramo a ritenere che questa ipotesi fosse una pura sintesi della polizia giudiziaria tenuto conto che la costituzione di una società all’estero non implica necessariamente il trasferimento all’estero dell’investitore, poiché nell’intercettazione uno dei fratelli parlava con un’amica che gli spiegava i vantaggi fiscali di una corporation a Miami. Tra gli indagati c’è anche il direttore generale del Teramo calcio, Luigi Coni, considerato così come Chierchia un prestanome dei Ciaccia.
 

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