I racconti dell'ex macchinista del cine-teatro comunale: «Quella volta che Barbareschi mi fece inquadrare uno spettatore con il cellulare»

"Negli anni ’70 - dice Franco Cavallin - spesso gli spettatori erano soliti portarsi i panini da casa e tra il primo e il secondo tempo banchettare allegramente". Anche in quattromila alle proiezioni dei film

I racconti del macchinista in pensione: «Quella volta che Barbareschi mi fece inquadrare uno spettatore con il cellulare»
di Maurizio Di Biagio
5 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Dicembre 2023, 10:31 - Ultimo aggiornamento: 10:34

È in pensione da qualche anno, ma non riesce a smettere di sognare il suo mondo che fu, in quel cine-teatro comunale di piazza Cellini a Teramo che ha fatto sognare tanti teramani e che ora si appresta a essere oggetto di restyling. Franco Cavallin è stato per 40 anni al suo posto come macchinista, maschera, siparista, bigliettaio, addetto luci e non si sa cos’altro ancora. Sono migliaia (lui dice «tremila») i film che ancora sente addosso, dal primo “Il segreto di Santa vittoria” proiettato al Comunale il 14 maggio del 1970 con Anna Magnani, Anthony Quinn e Virna Lisi (diretto da Stanley Kramer), fino all’ultimo della sua stagione di vita lavorativa “Noha” con Russell Crowe, Anthony Hopkins, Emma Watson (regia Russel Crowe) nel 2015. Ne ha visti tanti di film dal suo osservatorio privilegiato, di aneddoti ce ne sono tanti da rammentare a partire «da quel fischio dalla platea che ti faceva capire che il film era fuori quadro: quando non s’inseriva bene la pellicola nei quattro buchi capitava questo».

Nel lontano 1972, Franco ricorda che ci fu record di presenze con tremila teramani impazziti per seguire Marlon Brando a colori, mai però come quando sbarcò in città la pellicola di Rocky IV: «Gli spettatori, circa 4 mila spalmati nel weekend, erano così eccitati che si arrivò pure alle mani». “Che la forza sia con te” (Guerre stellari) sussurra ancora.

Racconta la sua storia con l’enfasi di sempre quando parla di settima arte. Era solito muovere le labbra per andare a tempo delle battute calate a memoria: “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse” (L’attimo fuggente). Oppure: “Gli farò un'offerta che non potrà rifiutare” (Il padrino). Allora, soprattutto negli anni ’70 e ‘80, le programmazioni erano diverse: «La prima alle 3 del pomeriggio, con il cinema animato da pensionati e ragazzi; poi il secondo turno affollato da teramani che avevano appena finito di lavorare; poi ancora i militari alle sei e mezza: del resto, in una città come la nostra che facevi? Da Mario per una pizza e poi al Comunale».

I biglietti ai tempi di Franco costavano 500 lire per la platea e 400 per l’enorme galleria. I portoghesi, quelli, c’erano sempre ed «era inutile rincorrerli». Non mancava nemmeno chi si rivolgesse a Franco per avere qualche sorta di sconto: un giorno un tizio gli chiese se fosse possibile pagare il ridotto al posto del biglietto intero. «Vai e simula un problema» gli consigliò. Si faceva la voce più grossa, ci si metteva sulle punte pur di ingannare sull’età il bigliettaio quando al Comunale si dava “Malizia” di Salvatore Samperi. Gli anni ’70 furono pure quelli d’oro per i B-movie o per i film erotici italiani. «Una pellicola che invece fu sequestrata al Comunale fu “I racconti di Canterbury”, agli inizi degli anni Ottanta, con la regia di Pier Paolo Pasolini. Negli anni ’70 - prosegue Cavallin - spesso gli spettatori erano soliti portarsi i panini da casa e tra il primo e il secondo tempo banchettare allegramente». Il primo duro colpo agli incassi fu dato dal colore e da Mike Buongiorno con le prime tv private. Il suo rammarico è non aver conservato le locandine dei film di allora, alcune delle quali hanno raggiunto valori significativi. «La programmazione spettò per un certo periodo di tempo all’ex direttore del Tg2 cultura, ora in pensione, Gianni Gaspari. Nei primi anni ’80 toccò ai film catastrofici sbancare il botteghino (L’inferno di Cristallo e così via). Quello che Franco registra essere un vanto fu l’anteprima nazionale di “Il mio nome è nessuno” proprio a Teramo. Il suo amore inconfessato è lei: Mariangela Melato: «Non so, quel viso strano, quella voce rauca».

Ma se dici Comunale non è detto che tutto sia grande schermo, è anche teatro: «Penso di aver assistito a tutto il panorama teatrale italiano -  assicura Franco - Peppino De Filippo, Lina Volonghi e Tino Buazzelli, Gigi Proietti, Claudia Cardinale, Monica Guerritore, Victoria Chaplin, Ugo Pagliai, Alessandro Gassman, Leo Gullotta. Anche Luca Barbareschi che mi fece inquadrare con un faro un telespettatore che parlava al cellulare». Tra le mille incombenze capitava anche che Franco camminasse barcamenandosi come un acrobata nel graticcio, su a 15 metri di altezza, da dove spiovevano le scenografie teatrali. Si sfidava anche la sfortuna a quei tempi: un colore viola nel 1973 rivestiva le poltroncine della platea (furono cambiate nell’’89). Tra gli artisti pop dell’epoca figurarono Lou Reed, I Pooh, Banco del Mutuo Soccorso, Paolo Conte, Francesco De Gregori, Le Orme. Vennero pure i Rockets con la vernice argentata addosso e i Napoli Centrale con gente del calibro di Pino Daniele e James Senese. Per concludere infine, se davvero il maestro Federico Fellini dichiarò una volta che “il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio”, Franco Cavallin può benissimo essere annoverato tra i più fedeli, eclettici e inappuntabili sacerdoti del culto che la storia locale ricordi. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA