Truffa dei permessi retribuiti, due dipendenti Asl condannati a pagare centomila euro

Truffa dei permessi retribuiti, due dipendenti Asl condannati a pagare centomila euro
di Teodora Poeta
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Giovedì 22 Luglio 2021, 09:33

La Corte dei Conti ha condannato i due dipendenti Asl, accusati di truffa ai danni dello Stato per aver usufruito dei permessi retribuiti per assistere i familiari malati, a pagare complessivamente oltre 100mila euro. Zio e nipote, il primo tecnico radiologo, il secondo infermiere in servizio in passato anche alla Asl di Rimini, entrambi di Atri, sono ancora sotto processo per l’inchiesta condotta dalla guardia di finanza di Nereto e coordinata dal pm Silvia Scamurra della procura di Teramo.  Ma a quanto pare la decisione della magistratura contabile è arrivata prima, nonostante l’istanza dei difensori degli imputati di sospensione del processo contabile, ritenuta non necessaria secondo il principio della separatezza e dell’autonomia dei due giudizi. Così come già sostenuto anche dalla Procura di Teramo (pure se il processo è ancora in corso), anche la Corte dei Conti ha ribadito che né lo zio, né il nipote avrebbero mai coabitato con i familiari disabili, né tanto meno si sarebbero mai dedicati con assiduità e continuità alla loro cura ed assistenza, limitandosi ad effettuare saltuariamente delle brevi visite.

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Eppure entrambi hanno usufruito dei permessi retribuiti che servono proprio per garantire un’assistenza effettiva, permanente e continuativa al familiare disabile grave con il quale è necessario coabitare. Tutti aspetti che sarebbero venuti meno come da accertamenti delle Fiamme gialle anche sui tabulati telefonici. Secondo quanto dichiarato per ottenere dall’Inps i permessi retribuiti, zio e nipote avrebbero dovuto accudire il padre e la nonna, mentre invece erano impegnati in attività altrove. La sentenza della Corte dei Conti è già stata impugnata dai difensori, mentre la prossima udienza davanti al giudice penale si terrà a febbraio del prossimo anno. Anche i vicini di casa sono stati sentiti, all’epoca, dagli investigatori e pure loro avrebbero confermato che non abitavano nei civici dichiarati. Le loro visite al padre e alla nonna erano saltuarie e non di certo per l’assistenza. E’ per tutti questi motivi che la Corte dei Conti ha ritenuto che ci sia stato un danno erariale e ha condannato il tecnico radiologo al pagamento di quasi 60mila euro a favore della Asl di Teramo, mentre l’infermiere al pagamento di 46mila euro di cui 41mila alla Asl di Rimini e 5mila alla Asl di Teramo.
 

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