Il corpo "dimenticato" da sei mesi in obitorio: nessuno lo reclama

L'obitorio di Teramo. Il corpo "dimenticato" da sei mesi in obitorio: nessuno lo reclama
di Teodora Poeta
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Mercoledì 29 Dicembre 2021, 09:34 - Ultimo aggiornamento: 11:45

Ha ancora un nome presunto, un’identità che potrebbe non essere quella fino ad ora assegnata, il cadavere che ormai da esattamente sei mesi è fermo all’obitorio dell’ospedale Mazzini di Teramo. Un corpo già saponificato rinvenuto in mare lo scorso 27 giugno al largo della costa tra Roseto e Giulianova, nel tratto di Cologna, che rischia di finire nel limbo delle salme dimenticate negli obitori. Ad oggi la magistratura non ha ancora rilasciato il nulla osta per la sepoltura proprio perché manca il riconoscimento definitivo. Ma a chi appartiene quel corpo? È probabile, o almeno così si spera, che presto una risposta possa arrivare. Dopo il suo rinvenimento, infatti, gli inquirenti ipotizzarono che si potesse trattare di un uomo di 59 anni, Michele Frisario, scomparso da Barletta cinque mesi prima, a fine gennaio 2021. È questo il nome presunto che porta il corpo saponificato affiorato dal mare e ripescato da alcuni diportisti che si trovavano a bordo di un’imbarcazione e poi recuperato dalla Guardia costiera di Giulianova. Allo stato attuale, però, è ancora impossibile stabilire con assoluta certezza se sia lui o meno perché l’esito dell’autopsia e degli esami del Dna richiesti dalla Procura non sono stati rimessi agli inquirenti.

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Ufficialmente Michele Frisario nei tabulati delle forze dell’ordine è ancora una persona scomparsa così come confermano anche i carabinieri di Barletta che a gennaio raccolsero la denuncia del cognato dell’uomo, marito della sorella deceduta. È stato quest’ultimo, infatti, che ormai quasi un anno fa lanciò l’allarme dopo che Michele non rispondeva più al telefono. I due avevano l’abitudine di sentirsi quasi quotidianamente. A portare gli investigatori teramani a desumere che il cadavere ritrovato a così tanta distanza da Barletta potesse essere proprio il 59enne scomparso cinque mesi prima era stata una scheda telefonica ritrovata in un telefonino di vecchia generazione spuntato fuori da una tasca dei jeans che quel corpo ancora indossava. Subito furono eseguiti degli accertamenti tecnici per risalire all’intestatario della scheda e ai contatti, ma solo la comparazione del Dna con i familiari potrà darà la conferma dell’identità.

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In questo caso i parenti più stretti di Michele Frisario sono deceduti, ma così come spiegano anche da Penelope Puglia, sulla cui pagina Facebook era stato lanciato proprio un messaggio per la scomparsa del 59enne da Barletta: «È possibile anche delegare i carabinieri per prelevare nelle abitazioni delle persone scomparse oggetti personali, come uno spazzolino, per poter poi fare il confronto del Dna». «Ci sono molte famiglie senza legami – proseguono dall’associazione – e può succedere che le persone decidano di farla finita. Tutto, però, diventa più difficile quando le famiglie non cercano i loro cari. Il nostro appello, sempre, è a loro, di farsi aiutare per riportare a casa quel familiare o esplicitarlo quando non intendono farlo». E così accade che gli invisibili, ciascuno con una propria storia, vengano dimenticati negli obitori chi perché ha parenti che non vuole farsi carico delle spese del funerale, chi perché è rimasto senza un’identità dopo la morte. Se quel corpo dovesse appartenere a Michele Frisario forse non avrà parenti prossimi, ma amici quelli sì. Di lui hanno raccontato che era un uomo mite, viveva di aiuti in una casa d’appoggio data da benefattori che ricambiava con lavoretti e piccoli servizi. Nessuno, forse, saprà mai perché si è tolto la vita, visto che segni violenti non ce ne sarebbero su ciò che è rimasto del corpo ancora fermo lì all’obitorio. E allora la speranza è che presto si arrivi al definitivo riconoscimento.

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