Con un pugno gli rompe la dentiera, figlio assolto. Il difensore: «Picchiato dal padre fin da bambino»

Il pm Enrica Medori. Con un pugno gli rompe la dentiere, figlio assolto. Il difensore: «Picchiato dal padre fin da bambino»
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Martedì 5 Gennaio 2021, 09:15 - Ultimo aggiornamento: 09:40


E’ finito a processo accusato di aver maltrattato il padre, ma il giudice lo ha assolto perché da bambino era stato lui stesso maltrattato da quel padre. L’esempio, insomma, corregge assai meglio degli errori. E se quello era stato il suo esempio sin da bambino, probabilmente, così com’è emerso dal dibattimento, l’imputato ha creduto di potersi comportare in quel modo. «Adesso bisognerà attendere le motivazioni - così come spiega anche l’avvocato difensore, Pierfrancesco Manisco - ma noi siamo pienamente soddisfatti della sentenza di primo grado».

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Protagonista di questa vicenda un 28enne della provincia di Teramo, all’epoca dei fatti convivente con i genitori e due fratelli. A far finire la loro storia in un fascicolo aperto dal pubblico ministero Enrica Medori della Procura di Teramo, la segnalazione dei vicini di casa dopo una delle tante liti familiari terminata con l’arrivo dei carabinieri davanti alla porta di casa. Ma quella volta è scattata la denuncia di entrambi i genitori nei confronti di uno dei figli, il 28enne, accusato di maltrattamenti in famiglia. In particolare, come si legge nel capo d’imputazione, il giovane avrebbe avuto continui comportamenti offensivi in particolare verso la madre, con parolacce ed epiteti, fumato marijuana all’interno della casa familiare tanto «da disperderne le esalazioni per tutta l’abitazione» e costringere i familiari ad inalarne i fumi, avrebbe tenuto il volume della musica particolarmente alto così da disturbare il riposo dei conviventi e rifiutarsi di abbassarlo nonostante le richieste e assunto «altresì atteggiamenti violenti nei confronti del padre».

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Tra i due, sempre secondo la ricostruzione iniziale dell’accusa, ci sarebbe stata una lite con un pugno al volto dato proprio dal figlio talmente forte da provocare la rottura della dentiera. Eppure agli atti non sono risultati certificati. Così come non sono risultati certificati che attestassero neanche presunti litigi finiti alle mani anche con gli altri fratelli. Il principale accusatore del 28enne è stato proprio suo padre, l’uomo che lo ha trascinato a processo. L’imputato non si è mai sottoposto all’esame, ma ha reso spontanee dichiarazioni, durante le quali ha ammesso un solo episodio di violenza contro il padre, accaduto un paio di anni fa, giustificato dal fatto di aver sempre preso le botte da lui. «Ho visto mio padre che fin da piccolo alzava le mani e ho imparato a farlo. Ho pensato che si potesse fare così», ha detto di fronte al giudice Domenico Canosa. «Una circostanza – ha spiegato anche il difensore, all’avvocato Manisco – ritenuta credibile dal giudice perché confermata pure da sua madre in dibattimento». La donna, infatti, che è stata sentita come teste, ha dichiarato di non aver mai avuto paura del figlio, ma piuttosto di suo marito. Parole che sono piombate in aula pesanti come macigni. «Avevo paura di mio marito, mai di mio figlio». La decisione del giudice è arrivata proprio a ridosso di Natale. La stessa Procura aveva chiesto l’assoluzione. E infatti il 28enne è stato assolto perché il fatto non sussiste con il Tribunale che ha proceduto alla riqualificazione del reato in ingiurie e lesioni con il primo reato depenalizzato e il secondo non procedibile per difetto di querela. Si tratta di fatti contestati che sarebbero avvenuti tra il 2009 e gennaio 2019. Dieci anni durante i quali, comunque siano andate le cose, in famiglia non c’è stato il buon esempio del padre per cui, secondo il giudice, anche uno dei figli, poi finito a processo proprio a causa di quell’uomo che lo ha denunciato per comportamenti simili ai suoi, ha tenuto atteggiamenti sbagliati, ma non per questo è stato condannato. 

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