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L'addio degli alpini a Danilo Lesti, il sindaco: «Intitoliamo a lui quella via ferrata che voleva aprire su Monti Piselli»

L'addio degli alpini a Danilo Lesti, la città si ferma per il caporalmaggiore morto in montagna
di Tito Di Persio
3 Minuti di Lettura
Martedì 5 Aprile 2022, 10:00 - Ultimo aggiornamento: 10:02

«Adesso come faccio a sostituire Danilo?», ha detto al microfono, in chiesa, il colonnello Massimiliano Cigolini del 5° Reggimento alpini, battaglione Morbegno 45esima compagnia, della Brigata alpina Julia. «È vero che era un anello di un grande ingranaggio, come è pur vero che il caporal maggiore Danilo Lesti aveva grandi qualità difficili da trovare in un altro uomo», ha proseguito il colonnello che ha ricordato le missioni all’estero, in Africa e nell’Est Europa, dell’alpino teramano, morto a 33 anni per un tragico incidente in montagna.

L'amico di scalate: «Il sogno di Danilo era splittare una parete di roccia»


Il colonnello Cigolini è arrivato ieri, in tarda mattinata, insieme a un altro centinaio di militari da Vipiteno, in provincia di Bolzano, per l’ultimo saluto, nella chiesa Sacro Cuore a Sant’Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo, al caporal maggiore scelto Danilo Lesti, alpino con la passione smisurata per la montagna. Il 33enne, scomparso sul Monte Piselli venerdì, è stato trovato senza vita domenica mattina, sotto una parete rocciosa di circa 500 metri che cercava di scalare, a Cava di San Vito, nel comune di Valle Castellana. Voleva aprire una nuova via ferrata, ma è caduto e ha battuto da testa sulla roccia.

 


Ad omaggiarlo ieri anche cinquanta soldati del 9° Reggimento Alpini dell’Aquila, la comunità di Sant’Egidio, suo paese d’origine, e tre sindaci, quello di Sant’Egidio, Elicio Romandini, la sindaca di Civitella del Tronto, Cristina Di Pietro e quello di Folignano, Matteo Terrani, suo cugino. La chiesa era gremita e gran parte delle mille persone sono rimaste all’esterno. Quando la bara bianca è arrivata dalla camera mortuaria ad attenderla c’era il picchetto d’onore. Il suo tenete si è avvicinato al carro funebre, ha avvolto la bara con la bandiera Italia e sei commilitoni l’hanno portata a spalla fin davanti l’altare. Un momento che ha toccato il cuore. Appena entrato il feretro, è stato accolto dal frate Francesco Daniele Di Sipio del 9° Reggimento Alpini dell’Aquila, con la preghiera dell’Alpino cantata. Papà Nando, mamma Carla e il fratello Mikael non sono riusciti a trattenere le lacrime. Ha preso la parola anche il sindaco Romandini: «Sappiamo tutti che Danilo è morto cercando di realizzare il suo sogno, quello di aprire una nuova via ferrata in quella rocca di 500 metri. Se domani qualcuno ci dovesse riuscire mi batterò perché quella via gli venga intitolata». Ed ha aggiunto: «Le parole non potranno mai colmare il vuoto che quel ragazzo ha lasciato nella comunità». Poi un grazie ai 65 uomini del soccorso che, nonostante il tempo avverso e una bufera di neve, hanno messo a rischio la propria vita per cercare Danilo. «Ieri ero a casa dei suoi genitori – ha ricordato Romandini – e il papà aveva una sua foto e diceva: “guarda quanto era bello mio figlio”. E io gli ho detto che era ancora più bello dentro. Un ragazzo buono, generoso, educato». Ed ha terminato ricordato che a Danilo piaceva la montagna, «amava in particolar modo quelle abruzzesi, e venerdì l’ha dimostrato a tutti». E qui è partito un grande applauso.

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