Sulmona, ha il cesareo tra 5 giorni
«Qui non si partorisce più». E' caos

Sulmona, ha il cesareo tra 5 giorni «Qui non si partorisce più». E' caos
di Patrizio Iavarone
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Giovedì 26 Febbraio 2015, 10:55 - Ultimo aggiornamento: 10:56

SULMONA «Signora la chiusura del Punto Nascita è imminente, vada a partorire a Pescara, Chieti o L'Aquila»: si sono portati avanti con il lavoro all'ospedale Santissima Annunziata di Sulmona, uno dei quattro Punti Nascita destinati alla chiusura secondo il piano di riorganizzazione, dove, ieri mattina, una donna incinta che aveva programmato un cesareo per il 3 marzo, si è vista rispondere così da alcuni medici del reparto dopo che si era recata in ospedale per effettuare un tracciato. Per non lasciare spazio agli equivoci, alla donna, trentaduenne già madre di un bambino, è stata consegnata anche la copia della sua cartella clinica: «Sono rimasta senza parole - spiega Francesca (questo il suo nome) - l'idea di dover fare un secondo parto cesareo in un ospedale dove nessuno mi conosce e conosce la mia storia clinica mi fa paura. E poi a così pochi giorni dall'intervento che mi avevano assicurato potevo fare a Sulmona».

LA DIRIGENTE: «IO IGNARA»

La dirigente Marina Tobia dice di «non saperne niente. Programmiamo i parti il lunedì per il giovedì - spiega - e comunque tengo a precisare che il Punto Nascita di Sulmona non ha chiuso, non è detto che chiuda».

LA FURIA DEL D.G.

Eppure è stato il direttore generale Giancarlo Silveri, ieri stesso, ad informare il primario del reparto e ad ordinare contestualmente una relazione da inviare alla commissione disciplinare: «Approfondiremo quanto accaduto - spiega Silveri - se è vero quanto mi è stato riferito prenderemo provvedimenti nei confronti dei responsabili. Il Punto Nascita di Sulmona è perfettamente funzionante e lo sarà fino a quando non sarà pronto l'eventuale ordine di chiusura: non abbiamo ancora stilato il crono programma per il quale ci vogliono due mesi e poi abbiamo altri due anni per metterlo in pratica». Questo dice, in effetti, il decreto firmato l'11 febbraio scorso dal commissario D'Alfonso e che l'assessore Silvio Paolucci dice essere stato «molto apprezzato quale importante passo in avanti, dal comitato Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr)» con cui ha avuto proprio ieri un confronto a Roma.

PAOLUCCI VEDE IL TRAGUARDO

«Ora il Comitato Lea si aspetta un crono programma di riorganizzazione del percorso nascita - ha detto Paolucci -. Le riforme che stiamo portando avanti, come quelle relative alla riorganizzazione dei punti nascita, la riconversione delle strutture territoriali aumentando l'offerta sanitaria per la popolazione più fragile, sono sicuro consentiranno all'Abruzzo il totale

raggiungimento degli obiettivi Lea», per i quali l'Abruzzo ha ottenuto un punteggio di 152 punti, rispetto ai 145 ottenuti nel 2012. Insomma a dispetto delle proteste e delle minacce di ricorsi al Tar (così il sindaco di Sulmona, Giuseppe Ranalli, che è ancora in attesa di essere convocato insieme ai 37 primi cittadini del comprensorio dal presidente D'Alfonso), la chiusura dei Punti Nascita sembra essere cosa già fatta e decisa. Da stabilire restano solo i tempi che, certo, non potranno essere così brevi come qualcuno all'ospedale di Sulmona avrebbe ipotizzato, lasciando sgomenta e preoccupata la signora Francesca. «Ora non so che fare - racconta la trentaduenne - sono spaesata e confusa. Quando mi hanno risposto in quel modo non ho avuto la forza di reagire, ma domani (oggi, ndr) tornerò al Santissima Annunziata per avere spiegazioni, se è vero, come si dice, che il Punto Nascita è ancora aperto e che non chiuderà certo prima che io partorisca». «Io voglio nascere a Sulmona» recita lo slogan lanciato dai cittadini anche sul web: una battaglia che, è il caso di dirlo, sembra già persa, almeno per qualche addetto ai lavori, ancor prima che il decreto diventi operativo e che la scure dei tagli cada su Sulmona.

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