Al Caniglia (praticamente esaurito), alla presenza del sindaco Annamaria Casini e della presidente del consiglio comunale Katia Di Marzio, è andato in scena, per la regia rigorosa di Alessandro Maggi, uno spettacolo sconvolgente, reduce, tra gli altri, da altrettanti sold-out all’Eliseo di Roma e alla Pergola di Firenze. Uno spettacolo, tra i tanti per le grandi città, scelto per l’Acs da Federico Fiorenza, imprenditore e fine conoscitore di teatro e di tutto ciò che gravita attorno a questo settore, grazie alla sua esperienza ultradecennale nelle maggiori istituzioni culturali, tra cui il Teatro Stabile d’Abruzzo.
Preziosi, nelle vesti di Vincent Van Gogh, affronta per la prima volta da protagonista assoluto un testo difficile e particolarmente poetico, ma vince comunque la sua battaglia da trionfatore. Grazie anche agli altri cinque attori: Massimo Nicolini (il fratello Theo); Francesco Biscione (il dottor Peyron); Roberto Manzi (il dottor Vernon Lazàre), Alessio Genchi e Vincenzo Zampa (i due infermieri).
Sinossi. La storia è presto detta: lo spettacolo racconta gli ultimi giorni di vita del grande artista Vincent Van Gogh all’interno delle mura del manicomio di Saint Paul. Le allucinazioni lo inducono a un dialogo, forse immaginario, con il fratello Theo. Da questo dialogo emerge il carattere dell’artista dei girasoli, dell’uomo che dipingeva la realtà perché mosso da un’inspiegabile forza motrice dell’universo; del suo forte amore per il giallo cromo, a base di cromato di piombo, la sua firma.
IL TEATRO CHE URLA Preziosi mai come questa volta fa urlare il suo corpo. Dalla cima dei capelli fino agli alluci (impressionante il tic del piede, avulso dal resto). Rannicchiato, ingobbito, allucinato, ipercinetico, claudicante. Ogni parte del suo corpo è finalizzata all’azione sinergica con la parola, le luci, la scenografia, il suono, la musica e gli altri attori (su tutti un delizioso Biscione, gli infermieri laidi e viscidi Zampa e Genchi “Gatto e la Volpe” e un “bipolare” Manzi veramente super).
IL TRAINING. Uno spettacolo che prevede una preparazione accurata (alla quale abbiamo avuto l’onore e la fortuna di assistere) caratterizzata da un training fisico che ricorda la biomeccanica teatrale del grande teorico russo Mejerchol'd che pretende «un corpo disponibile e un cervello agile». Preziosi, non certo abituato a questo tipo di prove, ha imparato bene la lezione e in Van Gogh il suo corpo parla e si esprime collegato con un cervello che porta linfa nel sangue, nei muscoli e nell’anima. La sua è un’interpretazione “Flesh & Blood”, crudele, che colpisce al cuore lo spettatore, anche quello non abituato a vedere Preziosi in simili contesti. E questo è il maggior successo dello spettacolo. Un teatro non elitario, difficile, arduo, ma che colpisce e emoziona chiunque. Uno spettacolo fatto di bianco, nel senso di assenza, privazione, silenzio e solitudine, come voleva il maestro Carmelo Bene, nel senso di “togliere” dalla scena, per estrazione. Solo la voce del protagonista, particolarmente curata in parte nella sua atonia o nella sua rabbia; solo il viso e gli occhi con le sue espressioni sincopate; solo il corpo che fende l’aria e la bellissima e curatissima scena di Marta Crisolini Malatesta (tre pareti bianche con il rilievo del quadro del Campo di grano con corvi, un pavimento bianco sporco e una pianta dai fiori bianchi) con movimenti lenti, mai casuali, ma estremamente dinamici nell’espressione e nell’azione corporea (ed ecco Artaud, Craig, Decroux e Mejerchol'd…).
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