Suicida dopo la condanna per pedofilia. L'avvocato: «Ci sono prove che era innocente»

Giovedì 30 Gennaio 2020 di Tito Di Persio
Il Tribunale di Chieti
«Sembrava sincero il mio cliente quando proclamava la sua innocenza. Aggiungo, le nuove prove che sono emerse ed altre che stanno emergendo forniscano una base solida per la revisione». Così il suo avvocato Stefano Sassano. Il caso è quello di D.S., il 63enne di Miglianico che si sarebbe ucciso dopo la telefonata del suo legale che gli riferiva che la Cassazione lo aveva appena condannato per pedofilia a 4 anni e 6 mesi. Lui termina la conversazione, scrive su Facebook «Mamma…perdonami» e si uccide nella serra vicino casa.

L’inchiesta che ha coinvolto il pensionato risale al 2008. Ad accusarlo di abusi sessuali è stata una bambina di 8 anni, oggi 20enne, che ha raccontato il suo dramma a scuola, confidandosi, prima alla maestra, poi con la psicologica a distanza di un paio d’anni dai fatti. A quel punto su delega della procura di Chieti sono scattate le indagini della squadra mobile. Il racconta della piccola, validato poi dai consulenti è stato giudicato credibile e determinate per la condanna sia in primo che in secondo appello. E l’impianto accusatorio ha retto fino in Cassazione.

«Il mio assistito ha sempre ribadito con forza di essere vittima di una macchinazione da parte della madre della ragazzina, ai tempi anche convivente dell’uomo. – continua il legale –. Sono in corso delle indagini da parte della procura di Chieti su delle telefonate e messaggi ricevuti a D.S. Inoltre abbiamo scoperto altre cose, ma al momento non posso anticipare nulla. Avevamo deciso, prima della tragedia, di chiedere una revisione del processo. – conclude Sassano - Adesso non è più possibile farla, perché è un atto personale. Ma, abbiamo trovato una formula per far in modo che tutte le cose vengano fuori. Ci potrebbe essere un colpo di scena».
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