Dopo Covid, Stefano Mei racconta il suo Abruzzo: «L'atletica deve ripartire»

Mercoledì 29 Aprile 2020 di Paolo Sinibaldi
Il leggendario mezzofondista azzurro Stefano Mei racconta il suo Abruzzo
Stefano Mei è stato uno dei più grandi esponenti che l’atletica leggera abbia mai avuto. In Italia e nel mondo. Mezzofondista dal talento cristallino, forte in campestre e fortissimo in pista, polivalente dagli 800 ai 10.000 metri, mai sceso a compromessi con le lusinghe del doping. Campione europeo dei 10.000 metri a Stoccarda 1986 in una storica volata a tre tutta azzurra, davanti a Cova e Antibo.


Elegantissimo nel suo incedere da vero campione con la C maiuscola, oggi Mei è un dirigente sportivo dell’atletica che ha l’obiettivo di diventare presidente nazionale, ma soprattutto ha voglia che i “suoi” ragazzi tornino in campo dopo lo stop per il Covid: “L’atletica deve ripartire, ma al momento credo debba prevalere la razionalità. Dovendo evitare ogni tipo di assembramento e considerata la lunghezza di un meeting del nostro sport, vedo tante problematiche da risolvere e immagino un ritorno alle attività dopo agosto. Finché non si troverà una soluzione al problema-Coronavirus, conviene aspettare e accettare anche qualche eventuale cambiamento che giocoforza questa emergenza comporterà. In atletica e in tutti gli altri ambiti della nostra vita”.



Che rapporto hai con l’Abruzzo? “Farò una confidenza. La mia prima fidanzatina, quando avevo 17 anni, era proprio di Pescara ed era Anche lei una atleta ma... non svelerò il suo nome! E poi, ancora oggi, ho tanti amici, mi vengono in mente ad esempio Mario De Benedictis, fratello del marciatore olimpico Giovanni che è stato senza dubbio l'abruzzese più grande di tutti i tempi, e Augusto D’Agostino (ex commissario tecnico della nazionale, ndc.) che mi ha visto nascere sportivamente parlando. Ho un debole per Pescara in particolare, perché quando ho gareggiato all’Adriatico-Cornacchia ho sempre fornito belle prove”. Un abruzzese o una abruzzese che ipotizzi ad altissimi livelli in futuro? “Mi pare che la teramana Gaia Sabbatini rappresenti più che una promessa e sono convinto che potrà affermarsi a livelli ancora più alti, se continuerà il suo processo di maturazione”. Andrà tutto bene? “Dobbiamo gestire questa emergenza con un po’ di educazione, quella che credo stia un po’ mancando se devo giudicare le immagini che ci propongono spesso i nostri tg, assembramenti, divieti violati ecc. Il popolo italiano deve fare uno scatto di qualità nel nostro vivere civile. Dopodiché sì, andrà tutto bene. Ne approfitto per ricordare Donato Sabia, atleta e grande amico, che ha perso la vita per questo maledetto virus”.
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