Stabilimenti balneari, primo passo verso il salvataggio ma la categoria è in agitazione

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Saverio Occhiuto
La normativa c'è, grazie al provvedimento approvato nella legge di Bilancio del 2019. Ma per garantire l'estensione delle concessioni balneari fino al 2033 c'è ancora molto da fare. La palla passa ai Comuni, chiamati a valutare le singole richieste, e alle Regioni per ciò che è di loro competenza in materia demaniale. Ma serve chiarezza, per non incorrere nel rischio di procedure comparative alla scadenza del 2033 che farebbero ripiombare in un buco nero le oltre 30.000 imprese balneari italiane (circa 600 in Abruzzo), togliendo serenità a un comparto importante per l'economia delle 15 regioni costiere.

Concetti ribaditi ieri alla Camera di commercio di Pescara dal coordinatore nazionale di Cna, Cristiano Tomei. Nell'affollata assemblea con i balneatori abruzzesi, Tomei ha ricordato che il provvedimento approvato con la legge di Bilancio dello scorso anno va adesso riempito di contenuti: «Oggi – ha detto – serve un riordino di tutto il Demanio, fermo da decenni. Un riordino necessario per programmare quello che avviene di nuovo: dai parchi marini alla gestione delle spiagge libere, ma anche per dare risposta alle tante aziende serie. Quelle -ha precisato il rappresentante di Cna - che in questi decenni hanno fatto grandi investimenti, e quelle nuove, in un settore che presenta ancora tante potenzialità». Sulla estensione delle concessioni ci sono però alcuni nervi scoperti da affrontare: «Quindici anni sono un orizzonte abbastanza lungo per ammortizzare gli investimenti fatti e per affrontarne di nuovi – sottolinea Tomei -. C'è, soprattutto, il lavoro di una vita da tutelare».

Per questo la Cna invoca una circolare applicativa alla norma nazionale che possa dare certezze in campo amministrativo sull'applicazione della legge: «La nostra interlocuzione con il Parlamento e il governo è continua. Il 30% dei Comuni ha già rilasciato l'estensione delle concessioni (l'ultimo impegno è arrivato da Giulianova). Ma questo – precisa Tomei – non può avvenire in maniera automatica. Qualche volta viene richiesta una integrazione alla documentazione prodotta per chi ha problemi di concessioni edilizie o non è in regola con il pagamento dei canoni. Sia chiaro che anche per noi ogni valutazione deve avvenire nel segno della massima trasparenza e della legalità. Ma diciamo soprattutto alla politica: chi ha tutto in ordine, perché non deve ottenere ciò che è stabilito da una legge nazionale?».

Insomma, la necessità di vivere l'attesa senza una spada di Damocle sul capo, come è accaduto con la famigerata Bolkestein. Assente l'assessore regionale al Turismo, Mauro Febbo, per sopraggiunti impegni istituzionali, i balneatori della Cna, chiedono dunque al livello istituzionale di far sì che si possa raggiungere “il giusto equilibrio” tra il bene privato e quello pubblico. Guardando anche oltre la scadenza del 2033: «Chiediamo – osserva ancora Tomei – che le oltre 30.000 imprese italiane abbiano un futuro. Perché non sono imprese fallite. Dietro c'è il sacrificio personale, l'amore per il mare, il lavoro tramandato dai nonni ai nipoti, che nessuna multinazionale può dare. Un patrimonio da salvaguardare e che deve andare avanti, nel rispetto delle regole». La Cna sollecita anche un programma di “interventi strutturali” per superare il fenomeno dell'erosione che nel mese di novembre ha flagellato la costa, andando oltre la gestione dell'emergenza.




Saverio Occhiuto © RIPRODUZIONE RISERVATA

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