Spara un colpo di pistola e ferisce Luciano Giansante, la vice sindaca: «Aveva il terrore in faccia»

Poi l’ex tabaccaio 56enne è scappato e si è barricato in casa con le armi e due cani: «Esco solo con la polizia»

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di Luca Tomassoni
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Giovedì 23 Maggio 2024, 07:49

Due spari tra la folla nel centro di Nereto, in provincia di Teramo. Nel parapiglia il consigliere provinciale Luciano Giansante che scappava con due fori ben visibili sui pantaloni, uno in cui il proiettile è entrato e uno da cui è uscito, per fortuna sfiorandolo soltanto alla gamba sinistra. E poi ancora le urla, la benzina gettata contro i carabinieri e altri spari, questa volta tra le villette di via Dante Alighieri, dove Alberto Garzarelli, 56 anni, ex tabaccaio, si è barricato in casa. Ne è uscito solo due ore dopo, sotto la pioggia. Per lui si sono aperte le porte del carcere. Scene da far west, tra paura e apprensione, per fortuna senza gravi conseguenze per nessuno. «Episodio molto grave, mi auguro che la magistratura adotti provvedimenti a tutela della nostra comunità», dice con durezza il sindaco Daniele Laurenzi, ringraziando le forze dell’ordine per l’intervento tempestivo e solidarizzando con «l’amico» Giansante.

IL FAR WEST
«Ero fuori al municipio, in strada. Stavo parlando con un altro amministratore, quando ho sentito distintamente due spari. Provenivano da piazza Marconi, a poche decine di metri di distanza»: è, questa, la testimonianza diretta di quanto accaduto ieri intorno alle 12.30 della vicesindaca di Nereto, Maria Angela Lelii. Che continua: «Poi ho visto Giansante andare verso viale Roma, aveva il terrore in faccia. “Alberto mi ha sparato, mi brucia la gamba”, ha detto. È salito sulla sua macchina in piazza Cavour per recarsi alla caserma dei carabinieri». Alla richiesta di aiuto, i militari sono partiti immediatamente. Hanno intercettato Garzarelli che tornava a casa, in via Dante. Secondo gli inquirenti, avrebbe gettato benzina addosso ai carabinieri. Poi la fuga. È entrato nella sua abitazione al primo piano. Si è barricato nella sua abitazione, non voleva uscire. I vicini hanno sentito altri spari. E le urla. Poi l’arrivo del negoziatore esperto dell’Arma, dei vigili del fuoco e dei veterinari della Asl, visto che in casa con lui c’erano due pastori abruzzesi di grossa taglia. «Voglio parlare con la polizia» aveva detto ed è uscito solo all’arrivo degli agenti intorno alle 16.30. È stato quindi portato in questura a Teramo. La vittima, nel frattempo, si è fatta medicare in ospedale: per lui solo escoriazioni e sette giorni di prognosi. Oltre alla grande paura.

LE INDAGINI
A indagare è il comando provinciale dei carabinieri con la collaborazione della questura e il coordinamento della pm Francesca Zani. Due i dubbi principali, a cui per ore si è cercato di dare risposte. Il primo sul movente: a sentire i compaesani il 56enne avrebbe «rapporti pessimi con i vicini, soprattutto da quando ha perso la madre che viveva con lui - dicono - Poi se la prendeva spesso con la politica e con le forze dell’ordine, che altre volte gli avevano fatto visita». Ma non aveva problemi con Giansante, che pure conosceva bene in quanto quest’ultimo, consigliere comunale a Martinsicuro oltre che amministratore provinciale, è originario di Nereto e per lungo tempo residente in una casa a due passi dalla sua. La vittima sarebbe stata scelta quindi a caso, in un momento «di squilibrio». Il secondo dubbio sull’arma utilizzata: inizialmente si parlava di una scacciacani o di una pistola a piombini, poi, dopo le verifiche, di arma vera e ben funzionante, detenuta illegalmente. In serata l’arresto per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, ma il 56enne è indagato anche per porto abusivo di armi e lesioni.

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