Serata dei nasi rossi all'Accademia
La Autieri racconta Dottor Clown

Un momento della serata (Foto Vitturini)
di Stefano Castellani
2 Minuti di Lettura
Martedì 29 Novembre 2016, 11:45 - Ultimo aggiornamento: 11:47

L'AQUILA - È stata la serata dei nasi rossi e dei palloncini che si lanciavano gli spettatori in sala che «aiutano a trovare il buon umore», spiegano i clown-dottori che operano nei reparti pediatrici degli ospedali. In questo modo è stato ricordato, ieri sera al teatro dell'Accademia di Belle Arti, il giovane ingegnere pescarese Francesco d'Amanzo scomparso due mesi fa all'età di 39 anni, che da Dottor Mascalzone era volontario come clown in corsia. Madrina della serata dedicata alla solidarietà, giunta alla terza edizione, a cura della Fondazione Carispaq è stata l'attrice Serena Autieri che nel 2008 è stata la protagonista insieme a Massimo Ghini della fiction Mediaset Dottor Clown che racconta proprio la scelta di vita di chi si dedica agli altri ed in particolare ai bimbi malati. «Per me è una grande emozione essere qui - ha detto una commossa Autieri - perché per interpretare quella fiction ho visto prima come operano i clown-dottori e ho capito come è fondamentale la loro presenza nei nosocomi. Dottor Mascalzone è un esempio per tutti che devono dare solidarietà, oltre a riceverla».
 

 

LE ASSOCIAZIONI - Il premio è stato assegnato alle associazioni: Brucaliffo di L'Aquila, Fantacadabra di Sulmona e la marchigina Il Baule dei Sogni (fondata da d'Amanzo), tutte e tre da sempre lavorano con progetti dedicati ad alleviare le sofferenze dei piccoli pazienti. «Noi nel 2009 abbiamo ricevuto tanta solidarietà e capiamo il vero senso di questa parola - ha spiegato il presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani - e in qualche modo la dobbiamo ridare. Quest'anno premiamo le associazioni che in silenzio offrono una terapia molto importante anche se non è quella medica». Inteneriti la famiglia di Francesco d'Amanzo, papà Diego, mamma Carmela Donatucci e la sorella Silvia. «Siamo onorati che Francesco sia ricordato in questo modo - hanno detto -. Era la sua passione quello di alleviare i tormenti dei bambini».

© RIPRODUZIONE RISERVATA