Pescara, errore dell'Agenzia delle Entrate: piccolo imprenditore rischia di perdere la casa

Mercoledì 6 Luglio 2016
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Resta senza lavoro, prova ad avviare una piccola attività e chiede un prestito in banca, ma viene a scoprire di avere un debito di 854mila euro con l'Agenzia delle entrate, che condizionerà la sua vita negli anni successivi. È successo a Dovilio Romano, 54enne di Torre dei Passeri ( Pescara), che in virtù dei prestiti negati a causa
dell'errore burocratico compiuto dall'agenzia pubblica, non è riuscito ad espandere la propria attività ed è costretto a fare fronte a circa 6mila euro di protesti bancari e rischia di perdere la casa.

La storia di Romano è stata illustrata, questa mattina a Pescara, dal protagonista della vicenda, dal suo avvocato Giordano Evangelista e dal presidente dell'associazione Pescara Punto Zero, Massimo Melizzi.
Nell'ottobre del 2013 Romano viene licenziato dall'azienda per cui lavora e spinto soprattutto dalla figlia, dopo avere anche tentato il suicidio, decide di avviare una piccola attività nel settore della fornitura di caffé. «Avevo diritto alla disoccupazione e la mia commercialista mi spiegò che avrei potuto ricevere l'intero anticipo dei fondi dell'Inps, corrispondenti a 15mila euro, come forma di sostegno alle imprese - racconta il diretto interessato -. In attesa di ricevere i soldi, rassicurato dalla commercialista e dal
sindacato ai quali mi ero rivolto, investii i miei risparmi
nell'acquisto di prodotti e macchinari».

I fondi del Naspi, però, non arriveranno mai, per problemi legati alla carenza di una parte della documentazione presentata dalla commercialista. Nel frattempo la banca di fiducia aveva concesso a Romano di
lavorare sullo scoperto, ma nell'agosto del 2014, a causa di difficoltà economiche, il piccolo imprenditore è costretto a chiedere un fido da 3mila euro. «La mia richiesta venne rifiutata - spiega il protagonista della vicenda - in quanto si scoprì che sulla mia posizione c'era un debito di 854 mila euro con l'Agenzia delle entrate di Sulmona (L'Aquila), con tanto di ipoteca sulla mia casa, senza che a me fosse stato notificato alcunché».

Come ricostruito dall'avvocato Evangelista, nonostante la documentazione relativa al caso, per gli ultimi 10
anni, sia finita al macero, «si è trattato di un errore anagrafico, frutto di una verifica compiuta nel 1998 nei
confronti di una società di cui Romano era soltanto socio accomandante e dunque privo di responsabilità legali». Romano ha bisogno di danaro e con l'aiuto di un amico si rivolge alla Coop Credito di Chieti, per ottenere un prestito di 15mila euro, garantito dallo Stato attraverso il fondo antiusura: nonostante la garanzia statale, la Nuova Carichieti, che avrebbe dovuto erogare il fido, blocca la pratica a causa del problema con l'Agenzia delle entrate. Anche in seguito, quando l'Agenzia delle entrate rilascia a Romano la lettera di notifica in cui si certifica l'errore, la banca rifiuta di erogare il prestito, in quanto c'è ancora traccia del problema
sui sistemi informatici. Solo l'8 maggio del 2015, quasi un anno dopo e a seguito di numerosi solleciti, il piccolo imprenditore riceve la comunicazione dell'avvenuta cancellazione del problema con l'Agenzia delle entrate da tutti i computer.

Ad oggi il protagonista della vicenda non ha ricevuto i fondi Naspi per la disoccupazione, non ha ottenuto il fido da parte della Nuova Carichieti, si ritrova con circa 6mila euro di protesti da parte della banca di fiducia e con una cartella dell'Inps, da circa 4mila euro, per contributi non versati. Rischia anche di perdere la casa, in quanto le cifre dei protesti sono raddoppiate e la pratica aperta da Equitalia va avanti. «Voglio solo lavorare per sostenere mia moglie e mia figlia - conclude Romano -. Attualmente sono schiacciato dai
debiti e riesco a vendere solo uno o due pacchi di caffé al giorno, poiché non ho i soldi per comprare i prodotti». Ultimo aggiornamento: 8 Luglio, 09:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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