Pietro Fontana, esce di scena un altro pezzo di storia calcistica aquilana

Martedì 24 Novembre 2020 di Enrico Cavalli
Piero Fontana, con a detra Dante Capaldi, durante un ritiro con la Lazio

L’AQUILA Un altro pezzo di storia calcistica aquilana e dalla militanza laziale e ternana fra gli anni ‘60-‘70, che esce di scena. Pietro Fontana, eclettico difensore rossoblù dal 1966 al 1968, è scomparso a 76 anni nella Arezzo che lo ha accolto come tecnico e direttore di scuole calcio, negli anni ‘90. A dare la notizia agli sportivi aquilani, Dante Capaldi, lo scopritore dell’«amico Pietro» e con cui era riuscito a stare in contatto negli anni, e, giorni or sono, per confortarlo, annunciandogli la dedica di un capitolo del suo libro di prossima uscita (“Il Grande Sogno”, ndr).


Nativo di Canistro, fatto il carabiniere a Milano (dove mosse i primi passi da economista, il fratello Franco, docente Luiss, Univaq, e Presidente Carispaq dal 1994-97, scomparso recentissimamente), intraprese tardivamente la sua carriera di calciatore, che dovette alquanto a Dante Capaldi, che da direttore scolastico nella Marsica, scorse le sue doti di roccioso terzino in un torneo di Tagliacozzo, quindi, ne parlò al presidente rossoblù, l’avvocato Ubaldo Lopardi, sicuro che come stopper sarebbe servito all’esigente tecnico aquilano Dino Fiorini.


Fontana, subito, conquista le simpatie del pubblico e dei compagni di squadra, tipo “Calimero” Boragine, collezionando ben 60 presenze, segnando qualche rete, una a Catania, in uno spettacolare 4-0 ai locali “massimiani” ed esibendo volontà ferrea, fino a rientrare in campo incurante di un grave infortunio alla spalla, ad inizio di un secondo tempo, contro il Trapani.

Diversi club “attenzionavano” Fontana, che su consiglio di Capaldi, passò per trenta milioni di lire dall’As L’Aquila alla Lazio di “mastro” Umberto Lenzini e “don” Juan Carlos Lorenzo, sebbene, nonostante il ritorno in A dei biancocelesti, venisse ceduto alla Ternana di mister “gioco corto” Corrado Viciani, anche qui, vincendo il campionato nel 1971-72 e senza poter solcare la massima serie, tuttavia, l’atleta meritando per il temperamento, il nomignolo di “zar” dai tifosi delle “fere” rossoverdi.

Fontana, prosegue l’attività di calciatore ad Arezzo e Brindisi, fino alla iscrizione al Supercorso per tecnici di Coverciano ideato dal manager Italo Allodi, ottenendo la laurea a pieni voti per una tesi sul calcio totale olandese e tanto da conoscere Johann Crujff, il “Pelè bianco”. Come allenatore si distinse a Cava dei Tirreni nel 1977-78 e 1987-88, Campobasso nel 1978-79 e 1986-87 in tandem allo svedese Tord Grip, Ancona, Cosenza, Brindisi, Crotone, Massa Carrara, Pagani, qui, portando alla salvezza i campani.

Da menzionare Fontana per la C2 nel 1988-89, alla guida della Pol. Cep Castel Di Sangro, in subentro al pescarese Bruno Nobili, per essere stato ad Udine vice di Rino Marchesi, prima di ricostruire il fallito A.C. Arezzo, su volontà del mundial ’82 “Ciccio” Graziani, in Cnd, nel 1993-94, infine, dopo una esperienza breve a Potenza, torna in terra aretina per divulgare le sue tattiche innovative ai più giovani, aprendo delle scuole calcistiche, sempre assistito dalla sua famiglia ed apprezzato da tanti e ricambiati, nella stessa città che lo lanciò calcisticamente.
 

Enrico Cavalli

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