Rigopiano, il pm: «Il dolore è stato il motore del nostro impegno. Allerta meteo ha funzionato, il Comune meno»

Rigopiano, il pm: «Il dolore è stato il motore del nostro impegno»
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Mercoledì 23 Novembre 2022, 12:50 - Ultimo aggiornamento: 13:51

«Il dolore che tutti hanno provato di fronte a questa tragedia è stato il motore di questo ufficio, e a questo dolore vogliamo dare una risposta». È uno dei passaggi della requisitoria del sostituto procuratore Anna Benigni che ha aperto la fase dibattimentale del processo sulla tragedia di Rigopiano, in corso al tribunale di Pescara. Il 18 gennaio 2017 una valanga travolse il resort di Farindola (Pescara) uccidendo 29 persone, mentre si salvarono in undici. «Non sempre gli enti hanno a cura l'incolumità o l'interesse collettivo - ha successivamente detto il pm citando anche le vicende di Sarno e Genova - Comune o Prefettura, per esempio, avrebbero dovuto fare il loro dovere o impedendo la costruzione dell'hotel o evacuando la struttura, così come l'unica strada disponibile avrebbe dovuto essere pulita e questa era l'ultima possibilità di salvare le persone dell'hotel di Rigopiano». Il pm Benigni, in apertura, ha ricordato le 29 vittime e le loro storie, proiettando in aula delle slide con i loro volti.

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«L'episodio di Rigopiano è all'interno di un periodo di forti perturbazioni, di un maltempo notevole. I due episodi di maltempo di quel gennaio 2017 furono correttamente comunicati agli enti preposti dagli organi competenti, non ci sono dubbi. Il sistema di allerta meteo ha funzionato» dice il pm Benigni, il cui compito, in questa fase, è quello di riepilogare i fatti accaduti cinque anni fa. E quindi, ha insistito Benigni, «è specifico compito del sindaco di Farindola (Ilario Lacchetta, ndr) controllare il bollettino Meteomont». Il passaggio sulle responsabilità del Comune, con le rassicurazioni per gli interessi dell'hotel, ha portato poi la pm a ricostruire i rapporti tra Comune e Provincia di Pescara in quelle ore ed estendere le responsabilità ai dirigenti provinciali. 

«Quella strada è diventata una trappola. È come se un gestore di una discoteca facesse entrare tutti, sbarra le porte poi scoppia un incendio. La provinciale 8 per Rigopiano era l'unica via di fuga» prosegue il pm Anna
Benigni nella ricostruzione delle vicende sulla pulizia della strada per il resort di Farindola che è uno dei punti
cruciali della tragedia del 18 gennaio 2017. Nella sua requisitoria  punta il dito sulla perfetta conoscenza di una
situazione meteo «non paragonabile con quella ben conosciuta del 2015 nella stessa Rigopiano, allerta meteo di cui erano consapevoli in Provincia di Pescara». Il pm ricorda come i dirigenti provinciali fossero a conoscenza della rottura dell'unica turbina spazzaneve disponibile in zona, come pure della mancanza di richieste per sostituirla, magari con un mezzo dell'Anas. «La Provincia sapeva che senza una turbina quella strada non avrebbe potuto essere liberata - ha detto Benigni - eppure nulla viene fatto. Quando al mattino i clienti vengono colti da paura per la scossa di terremoto niente viene fatto. Abbiamo chat che ci fanno capire come lassù fosse tutto bianco, un muro bianco, che era impossibile vedere i confini di nulla». Ma per l'accusa la vicenda della strada si collega con i comportamenti del sindaco di Farindola, Lacchetta, il quale «già dal 15 gennaio sa, sta nei suoi messaggi sulla chat tra Provincia e sindaci, che le “previsioni sono catastrofiche”, addirittura chiude le scuole, ma poi si attiva per chiedere alla Provincia di pulire la strada il 17 gennaio per portare i clienti su in hotel. E ringrazia poi il presidente della Provincia Di Marco». 

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